Gioco
«Quattro e otto, tutto ok» I numeri che inguaiano Bernardini e Moscati
I dirigenti del Catania, i procuratori e l’agente di scommesse erano certi di aver sistemato la partita, ma è stato un flop
LIVORNO. Il quattro e l’otto. Citati continuamente, in tutte le salse, nelle conversazioni telefoniche tra il direttore sportivo del Catania, Delli Carri, e i procuratori Di Luzio Arbotti. Con sullo sfondo il presidente etneo, Pulvirenti, che seguiva passo per passo la costruzione della «rete» di rapporti e contatti che doveva portare alla «sistemazione» truffaldina della partita tra Catania e Livorno del 2 maggio.
Il quattro e l’otto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, altro non sono che i numeri di maglia di Alessandro Bernardini e Marco Moscati, i due indagati amaranto, che secondo la Procura avrebbero ricevuto «l’offerta di denaro o altra utilità» da Pulvirenti e Delli Carri, con «conseguente accettazione o accoglimento della promessa da parte di questi ultimi, ovvero compiendo altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione sportiva favorendo la vittoria della squadra del Catania ai danni di quella del Livorno». Lunga, lunghissima la serie di telefonate e appuntamenti per cercare di pilotare il risultato finale della sfida del Massimino (poi terminata 1-1 con il rigore di Vantaggiato in pieno recupero.« Lavoriamo per questa, solo per questa», è l’invito che quattro giorni prima della partita Delli Carri rivolge a Di Luzio facendo capire che gli sforzi dell’organizzazione dovevano essere convogliati proprio sulla sistemazione della partita. Lo stesso giorno si inizia a parlare dell’«orario dei treni»: Secondo quanto ha ricostruito la Procura etnea, era un modo per definire i numeri di maglia dei giocatori che si inyendevano contattare.
La notte tra il 30 aprile e il primo maggio, secondo le carte dell’accusa, avvenne l’incontro tra Impellizzeri, il titolare dell’agenzia di scommesse, Pulvirenti e Delli Carri mentre altro danaro sarebbe corso, in una località del Lazio, tra Di Luzio e Arbotti. Fu proprio quest’ultimo, da una cabina telefonica, a comunicare i numeri di maglia dei giocatori del Livorno che sarebbero stati avvicinati: Bernardini e Moscati, appunto. Numeri che ritornano la mattina stessa della partita, sabato 2 maggio, nella conversazione tra Arbotti e Di Luzio: i due si riferiscono più volte al quattro e all’otto, facendo capire che Bernardini era già stato contattato mentre Moscati (almeno questo è quanto sostiene l’accusa) sarebbe stato avvicinato in un secondo momento. Insomma, a poche ore dal fischio d’inizio della partita, secondo i dirigenti del Catania, i due procuratori e il titolare dell’agenzia di scommesse, tutto sembra a posto. Ma poi la situazione precipita, le scommesse vengono sospese e la pattita finisce 1-1, punto che in sostanza salva il Catania ma le impedisce di coltivare ambizioni da playoff.
Le carte adesso sono al vaglio del procuratore Palazzi, l’augurio è che si faccia chiarezza subito, anche per rispetto nei confronti dei due amaranto piombati improvvisamente in un incubo.
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