Italia
“Berna” il timido amato dai compagni
Una premessa: fino a che non ci sarà la condanna, evitiamo di sparare a zero su Alessandro Bernardini. È vero, è stato iscritto nel registro degli indagati e quindi è chiaro che secondo la Procura di...
Una premessa: fino a che non ci sarà la condanna, evitiamo di sparare a zero su Alessandro Bernardini. È vero, è stato iscritto nel registro degli indagati e quindi è chiaro che secondo la Procura di Catania sarebbe stato lui il contatto. Ma ogni cosa sarà chiarita a suo tempo, da chi indaga e magari anche da Bernardini quando avrà voglia di parlare.
Alessandro Bernardini è a Livorno dal 2010, qui è rimasto 4 campionati (con una parentesi al Chievo) per un totale di 133 partite. Con noi ha vissuto pagine esaltanti con due promozioni in serie A, ha vissuto il dramma sportivo di una retrocessione, ha vissuto il dramma umano della morte di Piermario Morosini.
Un gigante di 1.90 per oltre 80 chili molto amato tra i compagni, magari di poche parole, un po’ timido e introverso, ma mai al centro di quei piccoli casini che ci sono sempre in uno spogliatoio.
«Non c’entra niente di sicuro, è l’ultimo nome al quale avrei pensato...», ci confidava ieri un compagno.
Per assurdo, il problema di Bernardini in questi anni a Livorno, è sempre stato l’essere “troppo buono” . Nello spogliatoio non era un leader, uno di quelli che alzano la voce. E anche in campo ha sempre preferito l’intervento pulito al far sentire i tacchetti sul polpaccio dell’avversario. Un gigante che, per certi versi, non sapeva mordere. In giro non ci sono difensori col suo fisico che sanno anche giocare a calcio, avesse avuto un po’ di sana cattiveria sarebbe stato un difensore top. Adesso non ha scelta: dovrà difendersi e mostrare anche i denti. (a.b.)
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