Il Tirreno

Livorno

L’incredibile rivolta dei tifosi PL «Via l’allenatore oppure via noi»

di Francesco Parducci
L’incredibile rivolta dei tifosi PL «Via l’allenatore oppure via noi»

Rottura a dir poco originale, si chiede la testa di Marzini: «Sennò seguiremo il Fides PL in Promozione» Il presidente Burgalassi non ci sta: «So quanto ci hanno aiutato, ma le decisioni le prende la società»

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LIVORNO. C'è chi la triglia che schiaccia a canestro (a suo tempo disegnata dal grande Fremura) ce l'ha tatuata, letteralmente, sulla pelle. C'è chi ha lasciato un compleanno, il suo, per andare in trasferta a Agliana pur sapendo che le speranze di levarci le gambe erano assai poche. C'è chi si vanta di non aver saltato una sola partita interna di una prima squadra Pielle, dalla serie B alla A1 e poi giù fino alla promozione e di nuovo su e così' via dal 1978 a oggi. Sono i tifosi Pielle, una razza spesso data in via d'estinzione e invece ancora viva dopo quasi quarant'anni, temprata da mille sofferenze, di certo numericamente superiori alle gioie.

Tifoseria unica, unico gruppo organizzato nel panorama cestistico cittadino, forse irraggiungibile per la passione e il calore che emana ma, proprio per questo, in grado di scottarsi e di scottare. Maneggiare con cura, verrebbe da dire.

La querelle è scoppiata pochi giorni dopo la retrocessione della squadra dopo un solo anno di serie C, quasi un anno esatto dopo il tripudio del 3 giugno 2014, quando la squadra di Marzini battè S.Vincenzo a gara3 davanti a 700 persone stipate come sardine nel vecchio Cosmelli.

«Senza quel clima – dicono oggi i tifosi in uno dei due comunicati prodotti in questi giorni – quella partita non sarebbe mai stata vinta». Assunto non dimostrabile, né in un senso né nell'altro, ma è invece di tutta evidenza che fra i tifosi e l'allenatore il feeling non è mai sbocciato, nemmeno dopo la promozione. «Anzi – dicono oggi – era quello il momento per chiudere il rapporto. Sarebbe finita del migliore dei modi possibile».

La retrocessione invece ha riaperto la ferita e oggi, dopo aver ricordato gli (innegabili) meriti della tifoseria organizzata sotto il profilo organizzativo, come lo smontaggio del parquet di via Cecconi, l'allestimento della presentazione ai Bagni Fiume, la partecipazione alle trasferte e, ultimo ma significativo di un amore senza eguali, l'organizzazione di una specie di “festa della retrocessione”, un saluto triste ai giocatori col magone dentro ma la riconoscenza per averci provato, oggi si diceva arriva addirittura una sorta di diffida preventiva alla società. O lui o noi, papale papale.

Si dicono pronti a prendersi un anno sabbatico senza sostenere la squadra del cuore, anzi, quasi una beffa, a seguire il Fides, la squadra satellite della Pielle, nel campionato di promozione. Se poi questo accadrà davvero o se la domenica finirà per prevalere l'ancestrale richiamo della foresta, pardon, della gradinata, lo scopriremo semmai fra qualche mese. Ma intanto questo è, messo nero su bianco.

E la Società? Raggiunto in occasione della presentazione del camp del Giglio, il presidente Burgalassi smorza i toni, anzi è un inno alla diplomazia. “Non ho mai sottovalutato – dice – il ruolo e l'aiuto dei nostri tifosi. Ma è chiaro anche che una società seria non può farsi imporre le scelte tecniche dagli umori della tifoseria. In ogni caso queste prese di posizione mi sembrano premature, non c'è ancora niente di deciso, addirittura non sappiamo ancora se faremo la serie C (è stata avanzata domanda di ripescaggio, n.d.r.) o la D. Fino a quel momento non ci sarà nessuna certezza». È chiaro perà che “radiomercato” trasmette no-stop 24 ore al giorno e le notizie che arrivano danno per certa la conferma di Marzini a prescindere dalla categoria. Il tutto in attesa che naturalmente venga messo nero su bianco.

Una cosa è certa. La Pielle senza i suoi tifosi sarebbe come una vela senza vento. Che ci pensino tutti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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