Il Tirreno

Livorno

Pistoia, impara da Reggio

di SAVERIO MELEGARI
Pistoia, impara da Reggio

«Squadra giovane e italiana. Moretti? Ci ha fatto crescere tanto»

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di SAVERIO MELEGARI

Un film, emozionante ed intenso, lungo ben sei anni e mezzo ma tutt’altro che noioso in stile Corazzata Potemkin. Ma di pellicola ce n’è ancora tanta da usare: ci sono nuovi attori che vogliono entrare in scena, ci sono comparse che hanno ancora da saltellare qua e là e c’è un nuovo regista che dovrà dare, come normale, una svolta alla sceneggiatura.

Il film si è temporaneamente interrotto, per un breve intervallo, sabato alle ore 12.05 in mezzo ai vivai della verde Pistoia: Paolo Moretti non è più l’allenatore della Giorgio Tesi Group.

E, per uno dei grandi saggi di via Fermi come Giacomo “Gek” Galanda, uno che di basket qualcosa ne capisce altrimenti non sarebbe arrivato sul podio olimpico ed a cucirsi addosso la stella di Varese oltre che riportare con i compagni Pistoia in Serie A nel 2013, è proprio questo quello che succederà.

Già oggi, domani al massimo, il nuovo regista arriverà e sarà “El Diablo” Vincenzo Esposito, il primo italiano a sbarcare in Nba nel 1994, uno dei talenti più puri che il basket tricolore ha mai avuto e che già da Pistoia è passato, nel 1997 come giocatore, e adesso ha la panchina che lo aspetta. Pistoia volta pagina e chiude l’era Moretti: cosa ne pensa Gek Galanda, attuale uomo-immagine a livello giovanile per il Pistoia Basket?

«Direi che non si chiude un’epoca perché altrimenti vorrebbe dire che ce ne andiamo tutti. E’ chiaro che, nello sport, l’allenatore è visto come uno dei leader ed è questo che vedo in Moretti: lui ha saputo guidare nel miglior modo possibile le varie squadre in questi anni ed è stato un punto di riferimento per molte scelte.

Sarà sempre vicino a noi, non lo perdiamo: facciamo il tifo per lui in qualsiasi nuova squadra andrà e sono convinto che lui continuerà a farlo per noi. Qua a Pistoia è cresciuto molto e non ci poteva essere miglior epilogo: il fatto che ci si sia lasciati al meglio fa capire l’ambiente che abbiamo qua. Nessuno è indispensabile, ma siamo una grande famiglia allargata nella quale ognuno porta il proprio mattone. Certo è che adesso non sarà facile, per chi verrà dopo di lui, raccoglierne il testimone…

Si chiude un capitolo molto importante della storia del Pistoia Basket, ma il film va avanti con un cambio di regista. Perché, gli allenatori li vedo in questo modo: chi arriverà darà una lettura diversa ma con la stessa interpretazione. C’è un percorso da portare avanti che riguarderà i giovani: come settore giovanile siamo sulla strada giusta e l’orientamento è quello di poter sfruttare questa risorsa anche per la Serie A. I primi frutti li abbiamo raccolti con l’idea di diventare, anche ai massimi livelli, una sorta di società- laboratorio che ci possa così consentire di fare un nuovo salto di qualità.

La posizione di Pistoia, nel basket toscano, è di privilegio e quindi va sfruttata al massimo. E così in questo anno c’è da festeggiare la finale tricolore persa dalla DNG (la Primavera del basket) e le finali di Under17 di questa settimana con i biancorossi fra i favoriti. Una soddisfazione? C’è un legame stretto, visto che una parte del gruppo dell’Under17 ha già giocato le finali DNG e quindi c’è ancora da lavorare. Fortunatamente abbiamo ricaricato le pile e siamo una delle squadre da temere anche se non sarà affatto semplice visto che, in competizioni del genere, ci vuole cuore e non solo tecnica.

E fare meglio della DNG vorrebbe dire vincere il titolo, quindi anche per questo sarà ancora più dura».

In questi giorni, però, c’è anche un’altra finale: quella per il tricolore in Serie A fra Sassari e Reggio Emilia. Cosa ne pensa Galanda?

«Sassari ha strameritato di ottenere questo traguardo perché nei playoff stanno giocando un basket di alto livello e sono riusciti a far vedere tutti i difetti di Milano. Dall’altra parte, però, c’è il cuore di Reggio Emilia di coach Menetti, che ha dovuto passare tra mille disavventure, ha dovuto fare i conti con tanti infortuni dei quali non ne ha certo colpa la squadra ma chi fa i calendari dei playoff, nei quali devi giocare un giorno si ed uno no, con in mezzo le trasferte. Un ritmo massacrante dove gli infortuni sono davvero dietro l’angolo.

Lo dico onestamente: credevo che in finale ci arrivasse l’Umana Venezia di Charlie Recalcati ma, allo stesso tempo, sono contento per Reggio Emilia che trova sempre soluzioni alternative pescando dalla panchina e dai giovani. Sono sicuramente più stanchi ma non importa perché sono forse la squadra che ha avuto maggiore desiderio di arrivare fino in fondo».

Il pronostico è d’obbligo a questo punto: chi vince lo scudetto?

«Dico il Banco di Sardegna Sassari perché fisicamente la squadra allenata da Meo Sacchetti sta un po’ meglio, però se in campo andranno anche altre caratteristiche sono convinto che Reggio Emilia se la può comunque giocare: sembrano sull’orlo di non averne più ed invece non si arrendono mai.

E occhio ai giovani della Grissin Bon che, anche in ottica azzurra, vogliono essere protagonisti ed hanno fame di emergere. E qui vorrei fare una ulteriore considerazione».

Prego.

«La filosofia di Reggio mi piacerebbe che diventasse anche quella di Pistoia per la prossima stagione ed oltre. Squadre come la Grissin Bon, Virtus Bologna, Cremona e Pesaro hanno dato fiducia ai giocatori di cuore senza fallire i propri obiettivi: Pesaro, pur avendo la squadra con meno talento della Serie A, ha trovato dei combattenti e si è salvata.

Ci vorranno giocatori che vogliono lavorare con entusiasmo e con il desiderio di vincere: non ci dobbiamo spaventare del futuro anche se non ci saranno nomi di grande richiamo, perché gli obiettivi si possono ugualmente raggiungere».

L’altra faccia della medaglia dei playoff è la clamorosa debacle di Milano: come se la spiega?

«Semplicemente gli ultimi due mesi dell’EA7 non sono stati all’altezza di quanto fatto vedere da settembre in poi. Quel che più deve far riflettere è che la squadra ha reso al massimo soltanto quando si è vista costretta a dover tirar fuori qualcosa per non andare a casa, vedi garacinque e garasei con Sassari, senza però far mai vedere che era una squadra unita e coesa.

Adesso ci saranno senz’altro dei cambiamenti per provare a tornare al vertice».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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