Toscana
Il commento - E' la spocchia che frega i fiorentini
La Viola fino a primavera inoltrata era brillantemente in corsa su ben tre fronti, ma invece di ringraziare San Giovanni e puntare forte su un obbiettivo, si sono fatti pomposi e concordi proclami della serie: «Ora si vince tutto»
È troppo bella, famosa e gloriosa la nostra capitale, per non volerle un mucchio di bene. Non foss’altro perché a ognuno di noi toscani rozzi di scoglio o di gleba è capitato almeno una volta di vedere quel lampo di ammirazione negli occhi di qualche abitante o abitantessa di lontane contrade quando abbiamo risposto «Firenze» alla fatidica domanda «Where are you from?» Di certo, non sarebbe stata la stessa cosa se avessimo più sinceramente risposto Stribugliano, Tripalle o Malmantile.
Perciò non è per bieco campanilismo bensì per sincero affetto che siamo a evidenziare un paio di difettucci dei nostri augusti vicini e capitani: i fiorentini (e peggio ancora quelli di adozione che non hanno il pedigree) obbiettivamente sono boriosi e autoreferenziali. Massimamente nel pallone, dove si ostinano a ritenersi capitale non della Toscana ma della Galassia, malgrado il fatto che l’ultimo titolo l’abbiano vinto una cinquantina d’anni fa, quando Narciso Parigi musicava lo scoppiettante inno viola che peraltro recita non a caso: “Nell’ora di sconforto o di vittoria / ricorda che del calcio è tua la storia”.
Ecco quindi che ancora una volta a Firenze uno scontro sgradevole ma purtroppo abbastanza normale nel mondo del pallone diventa uno psicodramma, a cominciare dai toni e dalla durezza delle rampogne, manco si trattasse di Maramaldo e del Ferrucci. Il modesto parere di chi scrive è che in realtà sia il cacciato Montella che i cacciatori Della Valle abbiano parecchi meriti ma siano anche tutti colpevoli, della solita spocchia fatale.
La Viola fino a primavera inoltrata era brillantemente in corsa su ben tre fronti, ma invece di ringraziare San Giovanni e puntare forte su un obbiettivo, si sono fatti pomposi e concordi proclami della serie: «Ora si vince tutto». Invece in poche settimane la squadra si è squagliata - come era abbastanza prevedibile - e ha perso tutto nella maniera peggiore, pigliando tre o quattro legnate micidiali fra le quali un indigeribile 0-3 in casa contro mezza Juventus: e così un’annata comunque discreta o perlomeno decorosa è finita nel cestino delle vergogne. Ma soprattutto, così facendo uno dei migliori allenatori italiani - anche se per dire la verità finora ha vinto zero - è stato rottamato in una maniera che forse non piacerà nemmeno al fiorentino (più precisamente rignanese) Matteo Renzi, mentre due illuminati e ambiziosi imprenditori hanno continuato pure loro a vincere zero, cosa che gli deve frizzare parecchio.
E a proposito di illuminati imprenditori, sempre in spirito di stima e amicizia ci sovviene un ultimo dettaglio: sarà solamente un caso che i due scudetti della storia siano stati vinti quando al vertice della Fiorentina c’erano uno stracciarolo pratese (il Befani) e un inchiostraio pisano (il Baglini), entrambi famosi per la loro arguzia e prudenza? Mèdita, bella Fiorenza...
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