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Quando il campione diventa umano

Quando il campione diventa umano

Le lacrime di Pirlo ricordano quelle di Maradona e Baresi

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ROMA. Sudore e lacrime, delusioni e sogni infranti. Notti insonni, riconducibili a un solo, unico incubo, quello di perdere un Mondiale o una finale di Champions quando ti illudi di averla quasi portata a casa. Storie di cocenti delusioni che ritornano quando si parla di pallone e grandi campioni come Andrea Pirlo scoppiato a piangere, tra chi cercava di abbracciarlo e consolarlo, dopo la sconfitta di Berlino.

Una scena che ha ricordato molto quella di Franco Baresi che dopo un recupero lampo per una operazione al menisco riuscì a giocare la finale dei Mondiali del '94 negli Stati Uniti contro il Brasile persa solo ai rigori dagli azzurri guidati allora da Arrigo Sacchi. Il pianto irrefrenabile dell'allora capitano del Milan fece commuovere milioni di italiani. Ancor più commovente il pianto collettivo dell'intera Nazionale brasiliana dopo la storica eliminazione in semifinale nei Mondiali di casa contro la Germania con il risultato monstre di 7-1. Lucciconi, come quelli di un bambino al quale sia sfuggito l'aquilone che umanizzano persino i campioni superpagati come Balotelli quando si lasciò andare alle emozioni dopo la finale degli Europei persa a Kiev contro la Spagna 4-0.

D'altra parte, al di là del conto in banca, vincente per tutti, c'è sempre uno sconfitto che deve elaborare il lutto sportivo. Chi non ricorda Diego Maradona a Italia '90, quando dopo la finale persa con la Germania (rigore inesistente trasformato da Brehme) scoppiò in un pianto disperato inutilmente consolato dal ct Bilardo? Andando più indietro nel tempo, nel 1950 a piangere invece erano stati sempre i brasiliani, un intero stadio da 200mila posti, il Maracanà gelato dalla sconfitta mondiale con l’Uruguay, dove non mancarono nemmeno i suicidi.

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di Redazione web