Il Tirreno

Livorno

I campioni mondiali delle truffe

di FEDERICO BUTI
I campioni mondiali delle truffe

E’ antico l’intreccio perverso pallone-affari, ma Blatter l’ha portato alla perfezione

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di FEDERICO BUTI

Noi siamo quelli che ci hanno sempre creduto, nonostante tutto. Loro sono quelli che ci hanno sempre fregato, hanno cominciato cent’anni fa e non smetteranno mai. Noi siamo quelli che si entusiasmano per un golazo o si indignano per un rigore non dato; loro sono quelli che sanno come finirà un Mondiale prima ancora che incominci. Noi siamo qualche miliardo di burattini sciocchi che sgambettano, loro poche centinaia di burattinai che tirano i fili.

E’ questa la vera storia del calcio e dei massimi sistemi, se vogliamo leggerla per davvero, sicché fanno un po’ rabbia e un po’ tenerezza tutte queste requisitorie che si leggono e si ascoltano contro il suo mediocre e corrotto presidente: non perché non siano vere, ma perché la storiaccia è cominciata prima che Joseph Blatter detto Sepp venisse al mondo (anno 1936) nello sconosciuto paesino svizzero di Visp, e continuerà anche dopo che di lui sarà rimasto solo il nome in qualche albo polveroso o verbale secretato.

Quattrini e politica. Il punto che bisognerebbe capire è cosa c’è dietro quella tale partita che ci ha entusiasmato o indignato: quattrini, potere e politica. Altrimenti non si spiega, per esempio, come la Fifa - associazione senza scopo di lucro - possa regolarmente fatturare ogni anno da 1 a 2 miliardi di dollari in cifre ufficiali, il che significa che i soldi veri che girano sono almeno il doppio. Pagano le tv, gli Stati, le grandi industrie, e ovviamente pagano perché le cose vadano in un certo modo: a volte i vincoli sono di diverso tipo o meno forti e capita che alla fine vinca il migliore, ma se in un dato momento una squadra non deve vincere, quella squadra non vincerà nemmeno se è in grado di dare 4 o 5 gol a tutte le altre, e viceversa.

A garantire questo esito è un’organizzazione secolare degna di una setta segreta: in 110 anni di vita la Fifa ha avuto 8 soli presidenti, quattro dei quali l’hanno dominata per decenni. Jules Rimet è stato capo dal 1921 al 1954, Stanley Rous dal 1961 al 1974, Joao Havelange dal 1975 al 1998 e Blatter dal 1998 a oggi. Quattro boss che hanno fatto e disfatto come mandarini cinesi, coadiuvati da una gerontocrazia complice, compensata a suon di milioni e prebende di tutti i tipi, per tacere delle tangenti. Una piramide di poche decine di persone, che non risponde di nulla a nessuno.

Il business dell’organizzazione. In questi giorni leggiamo che almeno tre degli ultimi 5 campionati sono stati truccati fin dall’inizio, e cioè dall’assegnazione a un Paese piuttosto che a un altro. Anche questo, in realtà, è sempre successo, ed è proprio uno dei business più grossi.

Chi organizza un Mondiale paga un sacco di soldi ma ha anche un grosso ritorno economico e di immagine, è un affare kolossal sia per la Fifa sia per chi si becca l’appaltone, e questo è il motivo per cui molti campionati sono stati dati a Paesi improponibili, poveri in canna, lontanissimi e magari in mano a regimi feroci o dittature militari (per le quali la Fifa ha sempre avuto un debole). Senza contare l’aspetto sportivo: chi organizza e gioca in casa è sempre strafavorito e spesso vince (è capitato 6 volte su 20) o perlomeno viene portato più avanti possibile.

Così successe, tanto per dire, nel 1930 quando il primo Mondiale della storia fu assegnato all’Uruguay, che all’epoca era una grande potenza calcistica: l’Uruguay doveva vincere, forse lo meritava pure, ma vinse innanzitutto per selezione naturale, poiché nessuna delle grandi Nazioni europee (Italia, Germania, Spagna, Inghilterra) andò a giocare quel campionato. In finale la “Celeste” affrontò l’Argentina che alla fine del primo tempo vinceva 2-1: l’arbitro fu talmente intimidito che rifiutò di tornare in campo senza una polizza sulla vita stilata sull’unghia e 50 uomini di scorta; nel secondo tempo l’Uruguay ribaltò la partita e vinse 4-2. Da notare che nell’intervallo fu anche cambiato il pallone, gli uruguagi ne imposero uno che pesava il doppio, gli argentini non ci capirono più nulla.

I super scandali. Nel 1954 l’establishment internazionale aveva deciso che non doveva vincere la grande Ungheria di Puskas e Hidegkuti (era nel blocco sovietico, sia pure sull’orlo della rivolta) che infatti perse in finale 3-2 con la Germania dopo aver preso tutti a pallonate, e sotterrato gli stessi tedeschi 8-3 nel girone. Dopo quella finale otto giocatori tedeschi furono ricoverati in ospedale con una forma di itterizia acuta e alcuni di loro non giocarono per mesi: anche se ovviamente non è mai stato provato, si erano dopati come cavalli. Pare che come indennizzo l’Ungheria abbia ricevuto una cospicua partita di trattori e macchine agricole di cui aveva un gran bisogno.

Nel 1978 il Mondiale lo vinse in casa l’Argentina dei dittatori Videla e Massera, a 500 metri da dove si giocava (nell’ Estadio Monumental) c’erano centinaia di desaparecidos sequestrati e torturati. Per inciso, l’Argentina arrivò in finale grazie a una torta clamorosa col Perù battuto 6-0, e senza quella “combine” la finale sarebbe stata Brasile-Olanda.

Sul piano più strettamente sportivo, bisogna ricordare i casi dell’Inghilterra vincitrice a Wembley nel 1966 (unico titolo e con l’inglese Rous a capo della Fifa) grazie ad un non-gol nei supplementari con la Germania; e della Francia che vinse nel 1998 a Parigi col Brasile dopo il mai chiarito malore di Ronaldo, mandato in campo con un mezzo infarto in corso. La Germania, oltre che nell’edizione del 1954, ricevette aiuti consistenti anche nel 1974 e nel 1990: nel primo caso Vogts fece fuori il grande Cruyff al primo minuto della finale con l’Olanda (sbrego da 20 punti alla gamba, nemmeno ammonito); nel secondo i tedeschi piegarono l’Argentina a Roma con un rigore fasullo a cinque minuti dalla fine, Maradona &c finirono quella partita in nove.

Fra gli altri casi da Gran Giurì ci limitiamo a citare il Cile del 1962 e la Corea del 2002, due squadre di schiappe portate fino alla semifinale a suon di arbitraggi da urlo. Ma erano i Paesi organizzatori, guarda caso.

Blatter il terzomondista. Cresciuto a questa scuola, poiché è entrato nella Fifa negli anni 70, Sepp Blatter ha portato a compimento il teorema, rendendolo eterno e immutabile come quello di Pitagora.

Il capolavoro di Blatter è stato quello di cercare i quattrini e gli appoggi nei Paesi emergenti, svincolandosi dalle grandi potenze tradizionali e costruendo il suo impero in Africa, in Asia, in Centro America e soprattutto fra gli sceicchi. Questo spiega perché uno degli arrestati eccellenti dell’inchiesta in corso è Jeffrey Webb che pur rappresentando le Isole Cayman (al posto numero 191 nella classifica Fifa) è stato suo braccio destro e presidente di una delle Confederazioni. E soprattutto questo spiega perché i Mondiali del 2022 siano stati assegnati al Qatar, uno Stato - per la precisione un Emirato - grosso come mezza Toscana, desertico, senza impianti e con un clima che costringerà a giocare per la prima volta nella storia un Mondiale d’inverno.

La cosa più triste e paradossale è che qualche anno fa all’astuto e cinico Blatter è bastato concedere un campionato al Sudafrica (intascando 10 milioni di tangenti) e apparire in pubblico a fianco del malinconico clone di Nelson Mandela per ricevere elogi terzomondisti, a conferma che non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. Anche su questa sceneggiata il mandarino ha campato di rendita per un altro mandato.

Chi comanda su chi? L’ultima osservazione è suggerita dagli sviluppi in corso dell’inchiesta, in particolare sull’assegnazione alla Germania del Mondiale 2006, quello vinto dall’Italia di Lippi.

Quello che emerge è che per battere la concorrenza e prendersi il Mondiale, la Germania pare abbia conquistato il voto dell’Arabia Saudita con un’imponente fornitura militare, e quello della Corea con un investimento di 100 milioni della Daimler nel Paese asiatico. Se confermato, questo passaggio può rappresentare una svolta nell’intreccio che abbiamo raccontato: un tempo il calcio era considerato un grimaldello importante per acquisire favori politici, militari o economici, adesso le cose si stanno ribaltando. Forse il calcio da mezzo si sta trasformando in scopo, questo da una parte testimonia la sua potenza planetaria, ma dall’altra dà una eloquente dimostrazione di quali siano le priorità di chi governa i nostri destini. Il mondo è un pallone che rotola...

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