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PORCHETTA DOPO L’ARAGOSTA MA SI ESCE A TESTA ALTA
Ok, siamo abituati bene. Come mangiare aragosta a pranzo a cena, poi arriva Suarez e ti serve un panino con la porchetta. Leva la fame, perchè sei arrivato pur sempre alla finale di Champions League...
Ok, siamo abituati bene. Come mangiare aragosta a pranzo a cena, poi arriva Suarez e ti serve un panino con la porchetta. Leva la fame, perchè sei arrivato pur sempre alla finale di Champions League facendo fuori il Real, mica noccioline, ma ti lascia un ferro da stiro sullo stomaco, insieme alla sensazione amarognola dell’incompiuta, del vorrei ma non posso.
Il tifoso bianconero doc ha saputo soffrire, smettere il tight dei 30 scudetti e dei trionfi in serie per sporcarsi la tuta blu nelle solfatare della serie B. Ha visto l’Inter fare il triplete e il Milan di Berlusconi mettere a ferro e fuoco l’Europa. Ha saputo ingoiare fiele, poi rialzarsi dopo quintali di sberleffi. Ora mangia l’aragosta, quattro scudetti di fila, l’utimo con un livornese ironico e sferzante che nessuno dal cuore bianconero voleva.
E’ stata una notte difficile, sospesa tra il legittimo orgoglio di aver messo una fifa blu ai marziani dal calcio mondiale, all’inarrivabile Barcellona dei tre tenori e la delusione, la tristezza di essersi fermati sulla soglia di un sogno. Si erano trovati ovunque i fans della Signora: nei cinema, nelle piazze, nei pub fumosi e nei ristoranti a la page, dovunque scorrevano le immagini del gol di Morata e delle stilettate al cuore di Rakitic e del pistolero. Il popolo bianconero deve trangugiare altro fiele, ma forse a Berlino è nata la consapevolezza di una crescita completata. Ci sarà solo da sopportare i peana dei gufi, ma finirà presto...
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