Gioco
ORA AL BAR E IN UFFICIO CON UN SORRISO BLAUGRANA
Quanto ha sudato, il gufo.Più di Vidal e Marchisio metti imsieme. Sembrava una serata di libidine pura: tre minuti-tre per il balletto vertiginoso blaugrana e appoggio elementare di Rakitic. L’odiato...
Quanto ha sudato, il gufo.Più di Vidal e Marchisio metti imsieme. Sembrava una serata di libidine pura: tre minuti-tre per il balletto vertiginoso blaugrana e appoggio elementare di Rakitic. L’odiato Buffon battuto, e un brivido di compiacimento ha attraversato la mezza Italia che (eufemismo) non ama la Signora. Ma poi Morata, la Juve che ci crede. Prima del sorriso che ritorna con Suarez e Neymar, e il finale pregando che non siano supplementari. E’ il lavoro del gufo, e qualcuno deve pur farlo: sperare in silenzio, tifare contro, sentirsi crescere dentro la voglia, ma sì, sadica e antisportiva (ma in fondo chi se ne frega), di far soffrire l’amico, il parente, il vicino di banco e di scrivania che da quattro anni passeggia con i tacchi sul nostro amor proprio. E quest’anno peggio ancora con poderosi schiaffi al nostro orgoglio anche sul palcoscenico della Champions. Ai tifosi non bianconeri, rotti ormai a qualsivoglia vessazione, non resta che una strada: la gufata. Già, quella maniera si augurare il peggio al rivale, ho perso io ma devi perdere anche tu, e poco importa se ad alzare le Coppe sono i tedeschi che simpatici non ci sono mai stati per tanti motivi, oppure i supponenti catalani del tiqui taka. Una macumba fatta di mille piccoli riti, lo stesso divano, la stessa poltrona, magari lo stesso vestaglione di flanella e frittatone di cipolle sdoganato da Paolo Villaggio. Con il malocchio puntato dritto sul bianconero, come un bazooka. E’ andata, cari gufi: è stata la vostra notte. E di notte i gufi non dormono.
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