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La notte più lunga di “Acciuga”, 50 anni dopo la finale di Armandino

di Gianni Tacchi
La notte più lunga di “Acciuga”, 50 anni dopo la finale di Armandino

Nel 1965 Picchi alzava al cielo la Coppa dei Campioni, stasera ci riprova Allegri con la Juventus Niente partita per l’altro livornese, Giorgio Chiellini. E allo stadio spunta uno striscione minaccioso

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LIVORNO. A Coteto è nato e cresciuto. Alla Leccia abitano mamma Carla e babbo Augusto. Ai Bagni Fiume ci sono un ombrellone e una cabina che aspettano. Da Livorno a Berlino, dalle gabbionate alla finale di Champions League. E viceversa, perché tra pochi giorni sarà qui con gli amici di sempre. «Ma prima c’ho una cosa da fare a Berlino…», aveva scherzato Massimiliano Allegri un paio di settimane fa. La cosetta è Juventus-Barcellona, stasera alle 20.45.

50 anni dopo Armandino. La nostra è una città strana: la prima ad aiutarti se sei in difficoltà, ma un po’ invidiosa se diventi re, anche se alla fine non lo ammette nessuno. E con Allegri, forse, è proprio così. Aver giocato nel Pisa e aver sposato un progetto con Berlusconi, poi, hanno inciso in modo negativo nel rapporto tra Max e la sua terra. Già, la sua terra, la capitale dello sport. Che ha alzato la Coppa dei Campioni due volte (1964 e 1965) grazie a uno dei suoi figli, Armando Picchi, capitano e leader della Grande Inter.

Allegri potrebbe quindi essere il secondo livornese a vincerla (insieme a Chiellini, ovviamente), ma il primo da allenatore. Cinquant’anni dopo Armandino. All’epoca c’erano il Real Madrid di Di Stefano e il Benfica di Eusebio, stasera il Barça. Di Messi, Suarez e Neymar. E chissà quanti #fiuuu scapperanno.

Chiello, che beffa. Doveva essere la notte anche di un altro livornese, Giorgio Chiellini, atteso anche per il confronto con Suarez dopo il morso brasiliano. E invece no, sarà in tribuna. Colpa di una lesione del muscolo soleo della gamba sinistra, colpa di un «destino beffardo», come ha scritto ieri sui social. «Giocare la finale di Champions – le sue parole – è il sogno di tutti, ma mi sono subito reso conto dell'entità dell'infortunio. La Juve è composta da uomini e giocatori straordinari, sono sicuro che lotteranno e mostreranno al mondo la grinta, la forza e la determinazione che avrei messo io in campo. E riusciremo a conquistare questo sogno. Amici, domani (oggi, ndr) sarò con voi a tifare e a soffrire per un unico obiettivo: portare a casa questa coppa! Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta… Fino alla fine!». Con il 4-3-1-2 e Barzagli al posto di Chiellini.

Lo striscione in città. La febbre è altissima in tutta Europa: da una parte i tifosi bianconeri, in ansia da giorni, dall’altra gli anti-juventini, che sognano uno show del Barcellona. «Odio la Juve, ma stavolta c’è il nostro Allegri», dice qualcuno in città, soprattutto a Coteto e ai Bagni Fiume. A pochi passi dallo stadio, invece, ieri mattina è spuntato uno striscione con un messaggio ben diverso: “In finale non esultare… o le gambe ti faremo saltare”, accompagnato dal logo del Livorno.

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