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Strage dell'Heysel: quei 5 toscani morti di calcio. Le loro storie, i loro sogni
29 maggio 1985. Il ricordo dei parenti, l’angoscia in tv. Riccardo Balli, pratese: "Mio fratello era stato spostato per caso nel settore Z". Andrea Lorentini, di Arezzo, da anni lotta per avere giustizia
Riccardo sta cenando a casa di amici. È a Prato, la sua città. Suo fratello Bruno – tifosissimo bianconero e presidente dello Juventus Club Traballe – si trova all’Heysel per assistere alla finale di Coppa Campioni. È tranquillo, Riccardo. Rimane tranquillo anche dopo che, acceso il televisore, apprende dei disordini, dei morti, di quella partita che si è giocata nonostante la tragedia. Riccardo è sereno perché suo fratello, Bruno, è una persona tranquilla.
VIDEO - La tragedia raccontata in diretta da Bruno Pizzul
Le 2,30 del 30 maggio e la telefonata della Farnesina
Ma soprattutto perché aveva comprato i biglietti per la curva N, dalla parte opposta rispetto a dove la furia omicida degli hooligans, consumatasi in uno stadio totalmente inadeguato con un servizio d’ordine praticamente inesistente, aveva appena spezzato le vite di un numero imprecisato di persone. È mezzanotte. Riccardo va a dormire. Felice per suo fratello, che immagina felice per la vittoria della Vecchia signora. Meno per sé stesso, visto che lui, a differenza di Bruno, è un tifoso viola. Sono le 2,30. Il telefono squilla. È la Farnesina. «Bruno è morto». Travolto dall’avanzata degli hooligans, che avevano facilmente divelto l’inefficace rete che divideva le curve X e Z, stava caricando la sua cinepresa e non ha avuto il tempo di scappare. «Io ero tranquillo proprio perché certo che lui non stesse nel settore Z – racconta Riccardo Balli – e quando ho ricevuto quella telefonata sono caduto dalle nuvole». La partita, lui, non l’ha neanche guardata. Poi, alla notizia della tragedia, ha cercato subito di capire in che parte dello stadio si fosse consumata. «Curva Z? Meno male, tanto non è là», ha pensato Riccardo. Purtroppo, però, Bruno stava proprio lì. Era stato spostato in un settore neutro. Un settore riservato a coloro che non tifavano né Juventus, né Liverpool. Una tragedia annunciata, come ripetono a trent’anni di distanza i parenti delle vittime dell’Heysel.
AUDIO - Riccardo Balli: "I tifosi della Juve non dovevano essere lì'"
"Mio padre morto schiacciato come un topo"
Annunciata perché quella maledetta sera non ha funzionato nulla. Oltre all’errato posizionamento dei supporters, lo stadio belga è totalmente inadeguato a ospitare una finale e con un servizio d’ordine assente. «C’erano solo 4-5 poliziotti a vigilare il settore – racconta Andrea Lorentini, figlio di Roberto, vittima aretina di quella folle serata – e 39 persone sono morte schiacciate come topi. Se è vero che i tifosi inglesi hanno caricato, è vero anche che l’Uefa e le autorità belghe sono i mandanti morali. Trent’anni fa furono commessi una serie di errori gravissimi e imperdonabili».
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Roberto Lorentiini, l'eroe (quasi) dimenticato
La tragedia dell’Heysel ha segnato profondamente anche la Toscana, fra le regioni che in Italia ha pagato il prezzo più alto. Cinque sono state le vittime, a Capannori, Arezzo (due), Prato e Ponsacco: Bruno Balli, Giuseppina Conto, Giancarlo Gonnelli, Giovacchino Landini e Roberto Lorentini. Il padre di quest’ultimo, Otello, immediatamente dopo la tragedia ha costituto l’associazione dei parenti delle vittime. Lavoro che sta portando avanti il nipote Andrea – Otello è morto l’anno scorso – organizzando incontri nelle scuole e nelle università per promuovere progetti di cultura sportiva. Andrea ha 33 anni, è un giornalista, vive ad Arezzo. Il padre era paramedico. Proprio per perseguire la difesa della vita – come prevede il giuramento di Ippocrate – Roberto ha perso la sua. Si era appena messo in salvo insieme al padre Otello e a due cugini, con lui all’Heysel per assistere a Juventus-Liverpool, quando alla vista di un bambino riverso a terra sugli spalti non ci ha pensato due volte e ha tentato di rianimarlo. Ma proprio in quel momento una seconda carica degli hooligans se lo è portato via. Motivo per il quale è stato insignito con la medaglia d’argento al valor civile. «Un gesto che poteva valere un’onorificenza ancora più importante – afferma il figlio Andrea – e che secondo me non fu concessa in quanto la medaglia d’oro comportava un risarcimento economico, del quale comunque non mi interessa».
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Il nonno di Andrea, Otello, in nome del figlio ha portato avanti e vinto la battaglia in tribunale contro l’Uefa e le autorità belghe. «La stessa Juventus, per 25 anni, non ha fatto quasi niente per ricordare la tragedia – sottolinea Andrea Lorentini – e solo ultimamente ha cambiato passo. Venerdì, in occasione del trentennale, a Torino verrà celebrata una messa. Noi ci saremo. Vorremmo giungere a una verità condivisa, perché da quel giorno sono passati 30 anni. Più avanti chiederemo anche alla Regione Toscana di commemorare le vittime».
FOTO - Quelle immagini che stridono e la "coppa di cartone"
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LE 5 VITTIME TOSCANE
- Giancarlo Gonnelli (Ponsacco) - (Per approfondire)
- Bruno Balli, (Prato) - (Per approfondire)
- Roberto Lorentini, (Arezzo) - (Per approdondire)
- Giuseppina Conti, (Arezzo) - (Per approfondire)
- Giovacchino Landini (Capannori) - (Per approfondire)
DOCUFILM - Heysel: 29 maggio 1985. Una partita che divenne una tragedia
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