Il Tirreno

Livorno

I NUMERI DELLA CADUTA

Tre allenatori, quasi la stessa media

di Gianni Tacchi
Tre allenatori, quasi la stessa media

Gautieri e Gelain, un cammino speculare. Da febbraio solo 3 vittorie

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LIVORNO. Una discesa lenta e tremenda, che si è chiusa senza l’obiettivo minimo, quello dei playoff. Un finale clamoroso, ripensando alle aspettative della scorsa estate e al valore della rosa, almeno fino al mercato invernale e all’infortunio di Siligardi.

Ecco, questi sono due dei motivi principali del crollo, iniziato nella partita del centenario: Livorno-Avellino 0-1, Gelain sfiduciato da Spinelli e tutti dentro un incubo. Perché gli amaranto, da quella volta, non si sono più rialzati. Nonostante il lavoro di Panucci, che ha cercato di cambiare le cose ma si è ritrovato con una squadra più debole rispetto a quella del girone d’andata.

Paradosso Gautieri. Già, il girone d’andata. Quello di Carmine Gautieri è stato un cammino particolare, tra lo scetticismo generale e la fiducia di Spinelli, finita a dicembre. Finita? Non proprio.

Il presidente non era così sicuro di cambiare, ma si è lasciato convincere dal vento della tifoseria. Il Gaucho è stato esonerato a inizio gennaio, dopo il k.o. interno con il Pescara (1-2, ultima d’andata) e prima della pausa invernale. Il suo era stato un inizio con il freno a mano tirato (8 punti nelle prime 6 gare), poi l’accelerata (3 vittorie di fila con 11 gol segnati e 0 subiti, vetta a -1 e sogno promozione vivo). Il 6-0 al Trapani e il 4- 0 di Terni sembravano l’inizio della svolta, di una corsa verso la Serie A. E invece gli amaranto si sono persi nel corso dei mesi. Le remuntade con il Bologna e il Catania non hanno salvato Gautieri, esonerato con il sesto posto in classifica, a -3 dalla A diretta e a +1 sulla nona.

I motivi? La difesa a 4, rispolverata però sia da Gelain che da Panucci, e la mancanza di continuità, malattia rimasta nelle due gestioni successive. Ecco perché Spinelli, se potesse tornare indietro, andrebbe avanti con lui.

I punti di Gelain. Anche Ezio Gelain è stato al centro di tante critiche, soprattutto per alcune scelte (esterni invertiti a Latina, Belingheri titolare con l’Avellino, Strasser dal primo minuto a La Spezia). Eppure la sua è la media più altra fra i tre allenatori di questo campionato: 1,60 (16 punti in 10 partite) contro l’1,48 di Gautieri (31 in 21) e l’1,1 di Panucci (12 in 11). Eppure il Livorno, con lui, ha vissuto il miglior momento della stagione: 4 successi nelle prime 5 giornate del girone di ritorno. Poi è arrivato il flop con l’Avellino. Poi sono arrivate le urla di Spinelli contro Gelain, forse esagerate, perché quella sconfitta era figlia soprattutto della sfortuna. Ecco, lì si è rotto qualcosa. E anche lui è stato esonerato da sesto, dopo il k.o. di La Spezia del 13 marzo.

Gli alibi di Panucci. Dal pranzo con l’Avellino (22 febbraio) alla cena di venerdì scorso, il Livorno ha vinto solo 3 gare su 15, le ultime 11 con Christian Panucci. Che ha avuto sì una media da retrocessione, ma non si possono guardare i suoi numeri senza considerare due fattori. Primo: l’ex terzino ha trovato un gruppo fisicamente a pezzi, ma è riuscito a dare brillantezza, grazie anche al nuovo preparatore atletico Ciullini. Secondo: la rosa di Panucci era decisamente inferiore a quella di Gautieri, che aveva Siligardi (out nell’ultimo mese, quello decisivo) e Cutolo, “scambiato” a gennaio con il desaparecido Rivas. Già, il mercato di gennaio. Ancora una volta…

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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