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BASKET» LIVORNO SOTTO CANESTRO

di Andrea Masini
BASKET» LIVORNO SOTTO CANESTRO

LIVORNO. Applausi per tutti: per Siena che si è presa la finale e per la Cfg Livorno, semifinalista playoff al termine di una stagione nata con l’ obiettivo di salvarsi. Applausi e calore figli di un...

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LIVORNO. Applausi per tutti: per Siena che si è presa la finale e per la Cfg Livorno, semifinalista playoff al termine di una stagione nata con l’ obiettivo di salvarsi. Applausi e calore figli di un Pala Macchia vecchio stile, passionale, vicino alla squadra anche quando Alex Ranuzzi ha deciso di assassinare definitivamente gara-3. Ma è andata così, la Mens Sana si è dimostrata più forte e adesso andrà a giocarsi l’accesso alle Final Four per la Serie A contro il Basket Cecina del coach livornese Federico Campanella. «I bilanci si fanno mal volentieri dopo una sconfitta – ammette coach Quilici – vorresti sempre che l’ultima prestazione fosse quella da inserire nell’album dei ricordi e peccato, inoltre, per tutta la gente che sul 2-0 Siena ci è comunque venuta a vedere». Poi, però, a mente fredda il pensiero torna ad agosto, quando in pochissimi avrebbero scommesso sul Don Bosco: «Infatti non potrei che essere soddisfatto, abbiamo firmato imprese, giocato con merito lo spareggio di Coppa Italia e messo in difficoltà Siena a casa loro; per il resto i ringraziamenti preferisco farli in privato, così come il futuro lo affronteremo con la società tra qualche settimana, una volta conclusa anche la stagione giovanile». E’ livornese di scoglio, Daniele Quilici. E quindi sa benissimo l’importanza di aver rivisto un palazzo dello sport nuovamente stretto attorno alla massima espressione del basket cittadino. E lo sa pure Edoardo Persico, altro labronico doc, che ha voluto esprimere il suo personale stato d’animo attraverso un cinguettio sui social network: «Premettendo che sono più per i post giocati che per quelli scritti, mi permetto di spendere un paio di parole. Inutile dire che è stato un anno a dir poco fantastico, perché è palese a tutti. Inutile descrivere la banda di "fanciulli" che hanno giocato da protagonisti, inutile descrivere l'emozione di giocare a Livorno dopo tante esperienze fuori. E poi vorrei soffermarmi sull’ultima partita, fin da subito a senso unico; vero che potevamo fare qualcosa di più davanti a tutti i livornesi presenti, ma se erano lì un motivo ci sarà stato. Mettendo da parte gli schieramenti si è rivista una Livorno che si giocava una fetta importante di basket nazionale, che ha divertito centinaia di persone, senza nulla togliere alle altre società cittadine a cui auguro lo stesso e lo sta dicendo uno cresciuto alla PL che sempre porterà nel cuore quegli anni e i suoi compagni. Arrivo, infine, a concludere e centrare il significato di questo testo: a Livorno la passione per il basket c'era e c'è tutt'oggi, può compattarsi e tornare grande, pian piano, qualunque maglia abbia. E' stato impagabile vedere un palazzetto così, una curva, gli striscioni, i fumogeni e tante vecchie e nuove facce sugli spalti. Grazie…». Messaggio chiaro, limpido. Non ci sono più dubbi, la Livorno del basket è tornata.

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