La protesta
«Poche tappe al Sud? I Comuni si diano da fare»
BENEVENTO. È lì, pochi metri dopo la linea di partenza, appoggiato alla sua auto. Guarda gli addetti al Giro d’Italia che freneticamente smontano il villaggio di partenza, le transenne e il resto....
BENEVENTO. È lì, pochi metri dopo la linea di partenza, appoggiato alla sua auto. Guarda gli addetti al Giro d’Italia che freneticamente smontano il villaggio di partenza, le transenne e il resto. Tra poche ore loro saranno già in viaggio verso Civitanova Marche, dove la corsa ripartirà martedì mattina dopo il riposo.
Carmine Castellano quelle scene le ha viste centinaia di volte: dalla metà degli anni Settanta è stato prima braccio destro dello storico patron, Vincenzo Torriani, poi ha guidato la carovana rosa dal 1993 fino al 2003.
Castellano, nostalgia?
«Vedere queste scene mi riempie sempre il cuore. Qui al Sud il Giro d’Italia è di casa, quest’anno ci sono poche tappe, ma per avere il Giro gli enti locali del Sud devono aiutare gli organizzatori».
Le piace quest’edizione?
«Mi piacciono corridori come Contador e Aru: attaccano e vivacizzano la corsa. Le frazioni con gli attacchi negli ultimi tre km di corsa non mi piacciono».
Contador o Aru?
«Contador, credo sia più forte, ma il Giro non è nemmeno a metà».
Sicurezza per evitare le cadute?
«Dopo la caduta che coinvolse Jalabert al Tour, io avevo fatto togliere le transenne con i piedini; i poliziotti negli ultimi centinaia di metri non sono più sulla strada. Ma se uno spettatore a dieci km dall’arrivo entra nel percorso cosa si può fare?».
Arrivederci avvocato, il ciclismo la ringrazia: portò al Giro, tra l’altro, tre colossi come Mortirolo, Zoncolan e Colle delle Finestre. (a.s.)
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