Gioco
Gli artigli di «Gera» sull’incredibile scudetto del paesino
Casalmaggiore, la provincia al potere nel volley femminile La Quiligotti vive un sogno: difficile spiegare questa gioia
LIVORNO. «Prego la regia di rimandare la difesa di Geraldina Quigliotti perché glielo dobbiamo. È entrata e ha difeso una palla della Klineman come una ballerina di limbo. Con gli artigli». Era sabato 2 maggio, gara uno della finale scudetto tra Novara e Casalmaggiore. La voce è quella di Andrea Lucchetta che su Rai Sport commenta così l’ingresso della pallavolista livornese Geraldina Quiligotti al posto della Ortolani nella prima delle cinque tiratissime finali scudetto. Quella gara la vinse Novara, ma dopo un’estenuante serie è stata Casalmaggiore a cucirsi lo scudetto sul petto sabato scorso, espugnando l’inviolato Pala Terdoppio e conquistando il titolo per la prima volta nella sua storia. Poco importa se “Gera” non ha giocato, poco importa se Lucchetta due sabati fa le ha storpiato il cognome. Quello che importa è che la Quiligotti era lì con le altre, dopo una stagione fantastica terminata al secondo posto proprio dietro le piemontesi dominatrici della regular season. Classe ’94, un metro e sessantasette di statura e tanta voglia di brillare: Geraldina ieri si è svegliata dopo poche ore di sonno che era campionessa d’Italia. «Ci credevamo, non abbiamo mai smesso di crederci ma quando è caduta l’ultima palla è stato difficile realizzare quello che era successo. Ancora non abbiamo capito di avere vinto». La seconda stagione in massima serie non poteva finire in modo migliore per lei, cresciuta nelle giovanili del Volley Livorno fino alla prima squadra in B2, poi il passaggio a Casciavola in B1 e infine l’approdo due stagioni fa a Casalmaggiore in massima serie. Una favola che diventa realtà. Sabato sera Davide che annienta Golia, con le piemontesi che mai avevano perso in casa ma si devono arrendere alla furia delle casalasche, perdendo la quinta finale scudetto della loro storia. Vince Casalmaggiore per la prima volta in assoluto, la città più piccola della serie A (15.000 abitanti). Per la gioia della squadra ma soprattutto di babbo Riccardo e mamma Alessandra, che ogni fine settimana percorrono centinaia di km, portando con sé il figlio più piccolo Gregorio per vedere “Gera” in azione. Un anno in cui ha trovato poco spazio, del resto battere la concorrenza del libero titolare Imma Sirressi non è cosa semplice: «Già dall’anno scorso gioco con Imma che è molto forte, più che concorrenza si tratta di amicizia, abbiamo un bellissimo legame dentro e fuori dal campo, poco importa chi gioca. Quando sono entrata in gara uno nel quarto set al posto di Serena (Ortolani, ndr) ho fatto il mio dovere, dovevo difendere un pallone e così, nel mio piccolo, ho fatto». La vittoria in gara cinque è stata frutto di una prestazione maiuscola in difesa: «In ricezione abbiamo subìto più del solito perché loro hanno battuto molto bene, però abbiamo fatto il break con la battuta in mano nei momenti muro-difesa dimostrando un grande affiatamento». Oltre alle partite e agli allenamenti Geraldina deve gestire anche gli studi, quest’anno si è iscritta infatti a Scienze Politiche a Parma: tanta voglia di lavorare e piedi ben piantati a terra, una cultura parecchio radicata da queste parti dove a quanto pare il duro impegno ripaga sempre. Il prossimo anno? «Vedremo…» Non è certo che Gera rimanga a Cremona, magari potrà volare verso qualche altra piazza con qualche chance in più di giocare, ma per adesso è giusto godersi il momento. Capitolo dediche: «Dedico questo scudetto alla squadra, allo staff, a Casalmaggiore, a tutti i miei familiari e al mio fidanzato Simone». La ballerina ora ripone le scarpette, è tempo di mettersi a studiare per l’università: a ottobre però tornerà a danzare.
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