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Spinelli: se vendo vado a piedi a Montenero

di Fabrizio Pucci
Spinelli: se vendo vado a piedi a Montenero

Il presidente amaranto esce allo scoperto e parla della trattativa, dicendosi ottimista sulla possibilità che vada in porto

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LIVORNO. Cronaca di un movimentato giovedì di primavera. Gli Anconetani (Adolfo e figli) escono allo scoperto nella conferenza stampa di cui vi diamo conto in questa pagina e Aldo Spinelli sembra liberarsi di un peso. Dopo le mezze ammissioni fatte la sera di Livorno-Entella, a questo giro il presidente è un fiume in piena. Il cellulare quasi non riesce a contenere tutta l'energia positiva del presidente che fiuta il colpo, la possibilità di cedere la società dopo 16 anni di onorato servizio: «Se vendo – dice subito – vado a Montenero a piedi, proprio come fate voi livornesi. Mi merito un periodo di riposo».

Presidente, ma lei ci insegna che cedere una società di calcio non è come vendere una camicia...
«Sì, ma “fusse che fusse la volta buona”. Le sensazioni sono positive».

Perché?
«La pista Anconetani è credibile. So che si sono esposti in una conferenza stampa e questa è una bella garanzia. Insomma, l'inizio è promettente».

Chi è stato il suo interlocutore oltre ad Anconetani?
«L'avvocato Nolli di Brescia che lavora per conto di persone attive a Dubai. Nolli ha chiesto informazioni».

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Quando vi risentirete?
«Ci siamo aggiornati dopo la fine della stagione regolare. Ormai mancano solo due partite per cui ci siamo. È davvero questione di giorni».

Ha fissato il prezzo?
«No. Non ne abbiamo parlato. Possono fissarlo anche loro. Non è un problema. Io ho già preparato i documenti per l'eventuale cessione. Insomma sono pronto».

Presidente anche l'anno scorso sembrava fatta con Bandecchi: aveva anche messo il cartellino con il prezzo e invece...
«Guardate che erano seri anche quelli dell'Unicusano. Il guaio è che si presentarono con appena 500mila euro e con quella somma non si comprano nemmeno gli attrezzi da palestra che ci sono nel nostro Centro di Stagno».

Che cosa c'è di diverso rispetto a un anno fa oltre alla controparte?
«Mi fido di Adolfo Anconetani. È una persona seria come il padre. E i soggetti interessati che lui rappresenta sono affidabili. L'approccio è stato positivo».

Qual è l'accordo di massima su cui state lavorando?
«È ancora presto per dirlo anche perchè non sappiamo con certezza quale categoria farà il Livorno l'anno prossimo, ma ci siamo mossi per tempo e abbiamo due opzioni in caso di promozione in A o di permanenza in serie B».

C'è però anche un altro gruppo interessato all'acquisto della società...
«Sì, ma io non ho sentito nessuno. Questa situazione è stata gestita in prima persona dal direttore generale Armenia. È lui che ha parlato con l'avvocato Morini. Questa ipotesi al momento è in stand by».

Presidente, lei sai che i tifosi hanno bisogno di certezze. Sono davvero affidabili questi due gruppi?
«Io sono molto legato al Livorno. Voglio molto bene alla società e alla maglia. Ringrazio tutte quante le componenti con cui ho vissuto sedici anni ad alta intensità emotiva. Tifosi, giocatori, dirigenti e mass media: tutti hanno contribuito a costruire questo lungo ciclo. Figuriamoci se intendo rovinare tutto cedendo al primo arrivato. Io ho bisogno di precise garanzie. D'altronde è più facile comprare che vendere. Ricordate come ho fatto io? Misi i soldi e chiusi la trattativa. Ora che devo cedere, invece, devo stare molto attento e valutare chi ho di fronte».

Quindi nessun salto nel buio?
«Ci mancherebbe altro! Chi prende il mio posto dovrà almeno garantire la serie B. Chi viene deve avere soldi e passione. Sono i due fattori fondamentali per fare calcio e bene in una piazza importante come Livorno. Insomma, ho intenzione di cedere a persone come si deve. Ho il massimo rispetto dei tifosi. Anzi. Faccio una promessa».

Quale?
«Siccome mi ritengo tifoso del Livorno che mi è entrato nel cuore come il Genoa, dopo aver ceduto la società voglio andare a vedere la partita degli amaranto in Curva Nord insieme ai ragazzi. Poi capiterà anche che torni in tribuna».

Sembra che stia parlando da ex...
«Questa volta sono ottimista. Adesso non rimane che aspettare. Ma – ripeto – i tifosi devono stare sereni perché non ho nessuna intenzione di dare il Livorno in mani poco sicure. Gli Anconetani si sono mossi bene e sono fiducioso per come si sono presentati e non per il cognome che portano perché come ho già detto nel calcio servono idee, soldi, passione e zero chiacchiere. La voglia di far calcio fine a se stessa non basta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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