Gioco
Galderisi, lo zingaro della panchina non si ferma a Lucca
Tecnico da 15 anni non è mai restato nella stessa piazza Eppure sino a 45 giorni fa la conferma pareva scontata
LUCCA. «Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dato questa opportunità di lavoro». Una frase che racchiude il senso di un addio. A pronunciarla Giuseppe «Nanu» Galderisi nella sala stampa dello stadio Garilli al termine dell’ultima fatica stagionale della Lucchese che ha chiuso a 48 punti dopo il pari conquistato con la Pro Piacenza. E dire che dopo il raggiungimento della matematica salvezza (la vittoria al Melani con la Pistoiese che seguiva il trionfo nel derby al Porta Elisa contro il Pisa) la conferma del tecnico rossonero sembrava scontata. Con la sua modestia di campione d’altri tempi e con il lavoro sul campo aveva conquistato calciatori e tifosi riuscendo a far dimenticare un capopopolo come Guido Pagliuca, adorato dagli ultras per la storica promozione in Lega Pro nell’ultima partita a Correggio.
Quattro ko di fila. «Nanu» poi era felice di rimanere. Nei 15 anni di carriera è stato uno zingaro della panchina. Un globetrotter che smessi i panni di calciatore nel New England Revolution (Stati Uniti) ha iniziato il suo viaggio nelle città italiane: Cremona, Mestre, Giulianova, Gubbio, Viterbo, San Benedetto del Tronto, Avellino, Foggia, Pescara, Arezzo, Benevento, Trieste, Salerno sino a giungere a Lucca passando anche dall’esperienza (sfortunata) portoghese con l’Olhanense. L’idea di fermarsi, di costruire una squadra senza ripartire da zero e per puntare a un obiettivo importante lo stuzzicava e lo riempiva d’orgoglio. Ma dopo l’ultima vittoria interna - 3-0 al San Marino (2 aprile) - alla richiesta dei cronisti di sapere in anticipo (come del resto è accaduto alla Spal con Semplici) il futuro di un allenatore capace di conquistare sino a quel momento 35 punti frutto di 9 vittorie, 8 pareggi e 3 sconfitte, la società aveva ritenuto opportuno attendere il finale di stagione per valutare trainer e calciatori. L’asticella si è alzata: dalla salvezza (obiettivo della vigilia del torneo) alla conquista di un posto nella Coppa Italia Tim. Da allora è iniziato il declino: 4 ko e un pari con 12 gol al passivo e 5 all’attivo. Un disastro. I motivi? Molteplici. Forse la squadra si è sentita mentalmente appagata, forse molti calciatori avevano esaurito le energie psicofisiche dopo la lunga rincorsa per recuperare posizioni di classifica o forse questo organico ha ottenuto il massimo dalle sue possibilità .
In settimana la decisione. Così è calato il silenzio attorno a Galderisi che, essendo tutt’altro che sprovveduto, ha intuito che l’idillio era finito e le condizioni mutate. Lui il suo dovere l’ha fatto appieno. E comunque andrà a finire può camminare a testa alta. In settimana il dg Galli e il presidente Bacci inizieranno a parlare di futuro. Un futuro che probabilmente non prevede la sua conferma. Forse è scritto nel destino che debba proseguire la sua vita di tecnico errante. Come da calciatore quando da bimbo la famiglia da Trecasali di Parma tornò a Salerno e a 15 anni dal Raito Vietri un osservatore lo portò a Torino nella Juventus.
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