Gioco
In campo coi campioni È festa in casa Inter insieme ai nostri bambini
La giornata ad Appiano Gentile per i vincitori del concorso tutti sul prato di allenamento tra sorrisi, foto e autografi
INVIATO AD APPIANO GENTILE. È lì Hernanes, due metri, mica di più. Si scambia la palla con Guarin. Stavolta non c'è uno schermo che ti divide da lui, e quasi fai fatica a rendertene conto. Finchè il piccolo Gabriele nella sua semplicità gli sussurra «Hernanes facci una capriola». Attimo di imbarazzo, Hernanes si gira e sorride, «ora non posso, magari dopo...». Cavolo. Allora non sei solo una figurina o un ologramma su Sky. Un altro calcio è possibile e sette bambini ieri lo hanno scoperto. Mai dimenticheranno questa visita alla "Pinetina" di Appiano Gentile, la casa dell'Inter. Era il loro premio di vincitori del concorso "Vota la Promessa", l'hanno ritirato con la gioia dipinta sul volto.
Una festa per tutti. Per il nostro giornale che brindava al compleanno (29 aprile 1877) della sua lunga storia, per i bambini che si stropicciavano gli occhi davanti ai loro campioni, per i genitori che ufficialmente erano accompagnatori ma in realtà ci tenevano come e più dei figli a stare lì in prima linea mentre Podolski calciava, mentre Ranocchia rinviava, mentre Mancini dava istruzioni.
Mai levataccia fu meglio ricompensata. Già, perché il pullman verso Appiano Gentile è partito di buon'ora (si fa per dire…), alle 5 in punto, quando solo il profumo di un panificio ti ricorda che c'è vita su questa terra. Occhi piccoli e curiosità infinita per Pietro e Tommaso, per Martina e Anna, per Julien, Gabriele e Luis. "Vota la Promessa" è stata una lunga cavalcata, un concorso organizzato dal nostro giornale che negli ultimi anni ha messo in palio scooter, i.pad, mini-vacanze, cellulari e tantissimi altri premi. Però questa visita alla "Pinetina" ha sempre avuto un sapore particolare. Anzi, è storicamente uno dei premi più ambiti. E ogni volta che ci torniamo, è sempre facile capire il perché.
Prima l’arrivo dei giocatori con le loro auto da film (Icardi si presenta con una Hummer dorata...), poi l’allenamento a due metri dal campo, la partitella vista addirittura sulla linea laterale con sotto i piedi l’erbetta fresca, poi le foto, le pacche sulla spalla e gli autografi. Oltretutto in un ambiente spesso blindato, come tutti i centri sportivi delle squadre di calcio. È così che si avvicina i bambini al calcio, alla passione, ma troppo spesso le società lo dimenticano.
A noi resta l’immagine di queste due ore piacevoli e così intense. Quando “boia...” con tre “o” e quattro “a” è la parola più pronunciata dai bambini, vuol dire che l’iniziativa ha fatto centro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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