Gioco
Un punto da playoff ma Sili va ko
Infortunio al ginocchio già rotto, oggi la risonanza. Al Livorno manca un rigore netto
LIVORNO. Un punto e tanta paura. Il punto lo mettiamo in saccoccia perché ce n’è un gran bisogno, la paura invece ci accompagnerà fino a oggi pomeriggio, quando Siligardi si recherà al reparto di ortopedia dell’ospedale di Livorno per una risonanza magnetica. Il ginocchio che inquieta è il sinistro, lo stesso già rotto lo scorso anno.
Situazione complessa. Perché il ko arriva proprio nel giorno in cui Spinelli annuncia che Siligardi ha già firmato per il Verona (lo potete leggere nelle pagine successive). Capirete bene che, con questa situazione, le carte in tavola cambiano.
MANCA UN RIGORE. La partita l'ha fatta il Livorno, dall'inizio alla fine. Magari senza continuità, magari senza travolgere mai il Frosinone, ma c'ha provato. Al contrario dell'avversario, che dopo un po' si è chiuso il cappotto e si è preoccupato solo di non prendere freddo.
In una partita del genere, serviva l'episodio. E il Livorno l'episodio l'aveva anche trovato quando, intorno alla mezzora della ripresa, Zanon ha messo giù Galabinov in area. I replay parlano chiaro, non ci sono dubbi: rigore netto. Ma l'impresentabile fiorentino Baracani ha detto che si poteva proseguire. Anzi: prima ha puntato Galabinov come se volesse ammonirlo, poi ci ha ripensato. Perché? Rimorso di coscienza?
Resta il fatto che il rigore c'era e che Baracani poteva tranquillamente arbitrare stando seduto in poltrona davanti alla tv: come distanza dalla palla, sarebbe cambiato poco. Incredibile: era sempre dalla parte opposta a dove si svolgeva l'azione.
ATTACCO E MODULO. Siamo passati da un 3-3 a uno 0-0, per cui anche un bambino dell'asilo capirebbe dove siamo andati meglio e dove siamo andati peggio. Ma nella valutazione bisogna metterci l'avversario, perché un conto è giocare con la Pro Vercelli e un conto è farlo col Frosinone.
Questione di modulo? Non del tutto. Il Livorno infatti ha iniziato con la difesa a quattro ma ha finito a tre. Ha fatto bene Panucci ha iniziare con la linea a quattro, forse la squadra aveva bisogno di riacquisire fiducia soprattutto con Emerson. Dietro è stato un bel Livorno, col solito Lambrughi una spanna sopra a tutti. Ecco, riuscire a blindare la difesa sarebbe un bel mattone più importante per progettare l'assalto ai playoff.
In attacco Galabinov è andato a sprazzi: per lui una traversa scheggiata nel primo tempo e il rigore conquistato ma non concesso, ma anche qualche vuoto che fa fatica ad eliminare. La perdita di Siligardi è stata una cicatrice profonda e raramente i centrocampisti sono arrivati al tiro.
PANUCCI E VANTAGGIATO. Il tecnico (che per la seconda volta ha escluso Luci) ha preparato molto bene la partita. In fase difensiva ha letteralmente imbrigliato un Frosinone che di solito in attacco fa fuoco e fiamme. Tant'è che Mazzoni non ha fatto mezza parata. E anche la strategia-atletica di Panucci funziona, perché il Livorno ieri ha dato il meglio di sé nell'ultima mezzora, segno che c'era benzina nel serbatoio.
C'è però una scelta di Panucci che un po' ci ha lasciati perplessi. Erano già passati 24', abbastanza per capire che Belingheri nei due dietro a Galabinov tendeva a finire largo ed era un pesce fuor d'acqua. L'infortunio di Siligardi sembrava spalancare le porte al cambio più logico: fuori Sili, dentro Vantaggiato da mettere vicino a Galabinov, portando Belingheri dietro alle punte dove da sempre dà il meglio di se. Invece Panucci ha messo dentro Moscati, alzando Maicon nella posizione di Siligardi. Mossa che non ha dato grossi frutti: Moscati dietro ha tenuto bene, ma davanti a Maicon sono mancati i metri necessari per accelerare e Belingheri ha continuato a cercare la terra promessa toccando si e no cinque palloni.
PUNTO E PLAYOFF. Nel finale un’uscita di Mazzoni e dopo un destro di Frara ci hanno fatto prendere un bello spavento. Di beffe del genere ne abbiamo vissute tante...
Col punticino siamo ancora dentro i playoff. Strada tortuosa ma bisogna pensare positivo e crederci. Con o senza Siligardi.
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