Gioco
Il ritorno di Dionisi: un amato nemico che ora fa paura
Domenica la prima volta da avversario: «Che emozione...» I retroscena del contratto e la scelta di lasciare Livorno
LIVORNO. 110 presenze e 35 gol con la maglia del Livorno non sono uno scherzo, perché quelle cifre messe insieme con l'amaranto sulla pelle sono un certificato di alta qualità. Federico Dionisi è un giocatore perché qui è sbocciato, si è fatto apprezzare dalla gente e ha trovato la sua consacrazione. Domenica ce lo ritroveremo di fronte, da avversario e come ogni uomo leale di sport darà tutto e anche di più per il suo Frosinone.
All'andata ci castigò pure. Un gol – celebrato in modo composto e senza esultare e senza iprocrisia – una traversa a la cinque pappine stampate sul volto di quel Livorno sbiadito e pure penalizzato dall'inguardabile arbitraggio di Nasca. Domenica, però, si gioca all'Ardenza in quella che dal 2009 al 2013 (con le interruzioni per i prestiti a Salernitana e Olhanense) è stata casa sua.
Settimana intensa. Martedì ha deciso il derby con il Latina. Un rigore trasformato con il ghiaccio nelle vene, buono per dirimere la questione campanilistica con i cugini nerazzurri e anche per avvicinare il secondo posto.
Un gol da tre punti dedicato a Piermario Morosini con una scritta sulla sottomaglia e un bacio recapitato al cielo. Sì perchè si giocava il 14 aprile e tre anni prima Federico aveva versato lacrime di dolore sul prato dell'Adriatico di Pescara.
Archiviato il Latina ecco altri giorni da vivere sul sottile filo delle emozioni, capace di tenerlo in bilico tra i ricordi colorati di amaranto e un futuro fatto di sogni di promozione.
«Che emozione». Il Frosinone lo ha blindato. Niente intervista al giornale di Livorno ma solo a quelli nazionali. Mah... Per lui parlano gli amici di sempre, quelli veri. A Livorno ne ha tanti. Dicono che l'emozione lo stia divorando che certe sensazioni stiano tornando in superficie. Sì, perché hai voglia di essere un professionista. Sotto la maglia del Frosinone c'è l'uomo, quello che ha scelto di vivere qui nel quartiere Venezia dove il mare si insinua nella città proprio come la città penetra nei pori, nell'anima.
Nemico amatissimo. Farà un certo effetto vederlo all'Ardenza con la maglia – per la verità neanche troppo simpatica e nemmeno gloriosa – del Frosinone. Chissà che cosa penserà quando sarà a tu per tu con Luca Mazzoni, molto più di semplice ex compagno di squadra. E quali saranno i pensieri dei tifosi amaranto. Torneranno in mente le tante corse verso la curva nord per celebrare un gol. C'è una scena che rimane indelebile nell'immaginario collettivo di chi ama il Livorno. Partita di stagione regolare con il Brescia nel maggio del 2013. Dionisi segna il 3-0 e – pazzo di gioia – sale in piedi sulla recinzione e balla con i tifosi. Ecco, vederlo in gialloblù sarà una stonatura.
L'addio e il contratto. Eroe in serie B, Dionisi la serie A con il Livorno l'ha vissuta in modo marginale. Nel 2009/10 fu ceduto alla Salernitana a metà campionato. Nel 2013/14 ebbe solo la possibilità di giocare qualche minuto alla prima giornata contro la Roma prima di essere mandato in prestito all'Olhanense. Poi il ritorno, la scorsa estate. Suo il primo gol della stagione in amichevole a Castellaro.
Tutto bello, ma sulla testa la spada di Damocle di un contratto che stava andando in scadenza (si sarebbe esaurito il 30 giugno 2015). Pochi giorni e arrivò l'offerta di un triennale dal Frosinone, società dal nome poco accattivante al punto da finire in una geniale e ironica canzone di Rino Gaetano, ma dalle potenzialità economiche non indifferenti. Tre anni a cifre elevate. Roba da stropicciarsi gli occhi. Il travaglio di Dionisi durò qualche giorno. Poi la decisione di andar via. Il cuore che resta a Livorno, la testa e le gambe – insomma il lavoro – che si ammantano di gialloblù. E domenica per un'ora e mezzo Dionisi sarà dall'altra pare della barricata.
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