Il Tirreno

Livorno

L'ANNIVERSARIO

Tutti insieme nel ricordo di Morosini

Fabrizio Pucci
Tutti insieme nel ricordo di Morosini

Tre anni fa la scomparsa di Piermario: tanta gente al Duomo per ricordarlo, presente anche tutta la squadra

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LIVORNO. Un quarto d'ora prima dell'inizio della messa il Duomo è già pieno. Ci sono i tifosi, quelli di sempre. Indossano la maglia numero 25 del Moro. Tra questi Claudio e Cristina. Loro non mancano mai con la gigantografia di Piermario. Migliaia di chilometri percorsi per seguire la squadra e, dal 2012, anche alla ricerca delle radici di Morosini a Bergamo.

È solo una delle tante storie di vita parallele a quella del centrocampista amaranto scomparso tre anni fa. E poi la gente comune, tanta gente comune. Quella che forse nello stadio non ha nemmeno mai messo piede. Poi c'è la squadra al completo. I primi ad entrare in Cattedrale sono il capitano Luci, Bernardini, Lambrughi, Mazzoni, Belingheri e Siligardi. Erano compagni di squadra di Morosini quell'anno e ancora oggi lottano sul campo anche per lui.

C'è silenzio. Commozione. Qualche lacrima. Non ci sono allenatori, giocatori, dirigenti, nella casa di Dio. Ci sono uomini. Giovani uomini che hanno vissuto sulla loro pelle l'esperienza più dura perché inattesa: la morte di un compagno di gioco ad appena 25 anni. E c'è la sincera partecipazione della città. Uomini e donne con i capelli bianchi e anche tanti giovani perché la vicenda umana di Morosini ha toccato tutti nel profondo senza distinzione di età. Don Gabriele Bezzi è il responsabile della pastorale diocesana dello sport di cui è appassionato: «L'attività sportiva – dice – ci rende più umani, ci avvicina a Dio. In tempo di Olimpiadi si sospendevano anche le guerre».

Nella sua omelia usa parole semplici che arrivano al cuore. Trasmette il senso della perdita, ma anche quello della speranza. Scorge la maglia di Morosini appoggiata sulla prima panca della Cattedrale dove sono seduti, tra gli altri, il dottor Porcellini e l'allenatore Christian Panucci – che in segno di rispetto indossa il vestito ufficiale della società - e dice: «È un bel segno, perché significa che Piermario è qui presente. È nella squadra. Gioca in un altro modo e in un altro ruolo, ma è qui con noi. Non lo vediamo con gli occhi del nostro corpo, ma con quelli del cuore e dell'amore»

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