Il Tirreno

Livorno

E ora la Lazio sfida pure la Juve

Ottava vittoria, secondo posto e miglior attacco. Sabato partita stellare allo Stadium

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ROMA. E adesso sotto con la Juventus, per una doppia sfida che si annuncia il vero piatto forte del finale di stagione: sabato a Torino in campionato dove magari sarà troppo tardi per riaprire la battaglia-scudetto (ma non si sa mai...), e a giugno nella finalissima di Coppa Italia.

Ottava vittoria consecutiva e sorpasso compiuto ai danni degli odiati cugini, la Lazio di Pioli è un panzer che da due mesi gioca un calcio scintillante e apparentemente senza punti deboli, perché da una parte ora ha l’attacco più prolifico del campionato e dall’altra pare aver registrato al meglio anche la fase difensiva. Deve prenderne atto anche l’Empoli-rivelazione, che finora se l’era giocata con tutti in casa e fuori, ma all’Olimpico subisce un passivo pesante e una dura lezione. Il 4-0 avvilisce solo l’orgoglio e non certo la bella classifica della squadra di Sarri, ma soprattutto certifica lo stato di salute straripante di un gruppo che sta andando oltre le più ottimistiche aspettative del suo tecnico e di tutto l'ambiente.

Unici nèi di un pomeriggio altrimenti perfetto per la Lazio, l'infortunio al ginocchio sinistro di Stefan De Vrij (distorsione la prima diagnosi) che, al 40' del primo tempo, ha costretto il difensore olandese ad uscire, e l'espulsione stupidamente rimediata dal suo sostituto, Diego Novaretti, per doppia ammonizione. Pioli si ritrova così con la difesa decimata, sabato contro la Juventus, visto che anche Cavanda (diffidato) è stato ammonito. C'è poi da registrare la possibile frattura di una costola per Parolo.

La Lazio ha chiuso l'incontro già nel primo tempo con una disinvoltura disarmante. L'Empoli, di solito abile a rendere difficile la vita degli avversari grazie alla ferrea disciplina tattica, è apparso svuotato di energie e rassegnato al suo destino dopo essere stato colpito a freddo dal gol di Mauri al 4’, ed è finito ko alla mezz’ora su un’azione fotocopia stavolta finalizzata da Klose. Quasi che l'assenza in panchina, per squalifica, di Maurizio Sarri li avesse improvvisamente privati del faro, gli azzurri hanno fatto vedere qualche raro sprazzo fino al 2-0 e poi sono spariti, malgrado la lunga superiorità numerica. Dall'altra parte c'è il grande merito della squadra plasmata da Pioli, capace di giocare semplice e veloce, e traendo sempre il massimo dalle occasioni che costruisce. Cavanda ha vestito i panni di assist-man, suoi i cross con cui la Lazio ha sbloccato subito il risultato e poi lo ha messo al sicuro, mentre il gran destro di Candreva da 35 metri è stata la ciliegina sulla torta di un primo tempo dominato; mancava solo il gol di Anderson, arrivato puntuale in avvio di ripresa. Ma più di tutto mancava la notizia del pareggio della Roma: il gol granata di Maxi Lopez è stato accolto da un boato che non si sentiva da anni. La Roma biancoceleste ora sogna davvero.

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di Redazione web