Gioco
Livorno, riso amaro a Vercelli
Partita pazzesca, la difesa a tre affonda ma l’attacco fa la sua parte. Un pari che serve a poco
INVIATO A VERCELLI. Peccato. C'è solo la parola "peccato" a ronzare nella testa tornando da Vercelli. Un frullato pazzesco di emozioni che alla fine produce un punticino. Ma ti lascia dentro la sensazione che sarebbe bastato poco, pochissimo per vincere questa partita. Un’occasione persa nel campionato (per ora) delle occasioni perse.
Però ci sono anche diverse note positive. Una su tutte: la squadra stavolta ha corso, ha corso anche più degli avversari. A memoria, non succedeva da dicembre. Se gli obiettivi di Panucci sono 1) entrare nei playoff, 2) farlo con una squadra che sta bene fisicamente, beh, allora siamo sulla strada buona.
IL PROBLEMA DIFESA. Il vero anello debole di questa partita è stata la difesa o comunque la fase difensiva. Giocando 3-5-2 contro un 4-3-3 puro, Panucci ha accettato di trovarsi spesso con la Pro Vercelli che si trovava in situazione di 3 contro 3. Un bel problema, anche perché Emerson e Ceccherini hanno iniziato ad annaspare subito e i centrocampisti (in primis Appelt Pires) ma soprattutto gli esterni, quasi mai riuscivano a dare una mano. Risultato: ogni volta che la Pro Vercelli andava in profondità, erano dolori.
Non a caso nel secondo tempo Panucci ha alzato Jelenic e abbassato Maicon, passando a un 4-4-2 che diventava spesso 4-3-3 proprio perché Jelenic aveva spazio e gamba per andare alto.
LA PERSONALITA’. Ci è piaciuto molto il Livorno che, sotto 1-0, ha preso la partita per le corna e l’ha ribaltata. Ed è stato un bel Livorno anche quello della ripresa, che sul 2-2 ha schiacciato gli avversari come una lattina di Coca sotto i piedi. Il 3-2 è stato una beffa, un mezzo autogol, non meritato. Meno male che almeno è arrivato il 3-3.
Non ci è invece piaciuto il Livorno che, in vantaggio 2-1, ha iniziato a giocherellare. Lì doveva uccidere la partita e poteva farlo. O comunque dare battaglia. Invece ha arretrato, troppi colpi di tacco e pochi calcioni, troppo fumo e poco arrosto. Non c’è ancora continuità nei 90’, nel gioco ma anche nella tenuta caratteriale.
BOTTA E RISPOSTA. Che poteva succedere di tutto si è capito sin dai primi minuti, anche perché c'era troppa facilità di arrivare in zona gol. Soprattutto da parte della Pro Vercelli che infatti dopo 280 secondi era già in vantaggio grazie a Procati e complice un pasticcio di Emerson e Lambrughi. Eppure si vedeva lontano un miglio che bastava poco, pochissimo per affondare il coltello in una difesa della Pro piena di piaghe. E infatti due belle giocate di Jelenic contro l'impresentabile Ferri, hanno permesso di ribaltare il risultato in 20': prima con tocco ravvicinato di Maicon e poi con un destro di Siligardi.
Qui il Livorno aveva la partita in pugno e invece se l'è fatta sfuggire. Prima ci ha salvati Mazzoni con un miracolo, poi il solito Sprocati ha firmato il 2-2 dopo azione insistente e Livorno spettatore.
CAMBIO DI MODULO. Panucci ha capito che così non andava. Ha tolto Ceccherini e ha letto bene la partita, passando alla difesa a 4 (che forse non è il male assoluto come pensavamo ai tempi di Gautieri).
Il Livorno ha prima rischiato (salvataggio di Emerson), poi ha preso campo metro dopo metro fino a diventare padrone della partita. Con Jelenic alto, Siligardi si è spostato sulla destra dove si trova più a suo agio perché può rientrare. Sono fioccate le occasioni, il gol sembrava solo questione di attimi. E infatti lo era, peccato che sia arrivato dall’altra parte, sull’ennesimo pasticcio difensivo (stavolta con Maicon e Bernardini), con la Pro che si è ritrovata in vantaggio senza neanche accorgesene.
C’era il rischio di crollare, soprattutto mentalmente. Invece il Livorno è ripartito a testa bassa. Ed ha colpito. Non con i cambi (Vantaggiato e Belingheri hanno dato poco) ma con gli uomini meno attesi: Biagianti che si è conquistato un rigore solare, e Emerson che dal dischetto ha firmato il 3-3.
LA CLASSIFICA. All’intervallo eravamo a 3 punti dal secondo posto. Roba da pazzi. Adesso siamo ancora lì, nel pentolone, in piena zona playoff e con 3 punti di vantaggio sulla nona. Poteva andare peggio.
E ora prepariamoci. Perché domenica prossima contro il Frosinone sarà un esame di quelli veri. Non una partita come tante.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
