Il Tirreno

Livorno

Ivo, il livornese che fece arrabbiare la Francia

Mancini, asso del ciclismo d’antan, avrebbe 100 anni: fu campione del mondo staccando Charpentier

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LIVORNO. Il più grande corridore di Guasticce e dintorni di tutti i tempi. Il 6 Aprile avrebbe compiuto cent’anni. A farlo entrare nel cuore della gente la vittoria nel campionato italiano dilettanti, a Roma nel 1935, bruciando sul filo di lana Toccaceli. Ma soprattutto, qualche giorno dopo, il 18 agosto, il trionfo per distacco ai campionati del mondo di ciclismo su strada, nell'aspro e impegnativo circuito di Floreffe a Namur, la capitale della Vallonia, in Belgio, staccando il francese Robert Charpentier. Una vittoria che fece masticare amaro i transalpini. In un momento storico e politico in cui i rapporti tra i due paesi non erano propriamente idilliaci. A ingigantire il ricordo di Ivo Mancini i tanti successi prima come dilettante e poi come professionista. E un carattere estroverso, gioviale e rispettoso unito a una quotidianità, spesso condivisa, fatta di cose semplici e apparentemente banali, come accade nei paesini dove tutti si conoscono.

A Stagno portano il suo nome la pista ciclistica e la sezione Veterani dello Sport. Una sezione Veterani capitanata dal presidente Gino Massei e dal suo vice Maurizio Ceccotti e con Gianfranco Baldini come segretario e Giuliano Santucci, Romano Livi e Giorgio Bacci come consiglieri. In questi giorni, tra i “vecchi” appassionati di ciclismo, a Guasticce, Vicarello e Stagno non si parla d’altro.

A dare attualità ai ricordi anche il figlio Lamberto, classe 1937, abitante a Stagno. Per celebrare degnamente il loro amato campione, scomparso il 25 febbraio del 2000, si sono moltiplicate anche le grandi e piccole iniziative. A ricordare una delle più importanti Giorgio Bacci, ex presidente della FCI Provinciale: «Il 28 giugno si correrà il campionato regionale Allievi: Memorial Ivo Mancini. La corsa partirà dal circolo Carli Salviano si concluderà, a Stagno, a ridosso della pista ciclistica che porta il suo nome. Avremmo voluto anticipare la corsa ma non è stato possibile».

Tra i suoi grandi avversari di Ivo corridori che hanno scritto la storia del ciclismo nazionale e mondiale: Learco Guerra, Gino Bartali, Fausto Coppi, Fiorenzo Magni, Giovanni Valletti, Giordano Cuttur, Franco Mealli, il livornese Olimpio Bizzi, il faugliese Raffaele Di Paco e il compaesano Amelio Bettarini. Qualche annetto fa, in occasione di un’intervista nella sua villetta alle porte di Guasticce, con una lucidità degna di Pico della Mirandola e il sorriso sulle labbra ci raccontò un sacco di aneddoti di quel ciclismo epico a cavallo della seconda guerra mondiale. Una guerra, che a lui allora 24enne aveva tarpato le ali e impedito, forse, di mettersi da parte un bel gruzzoletto. “Essendo un buon velocista ero particolarmente adatto anche per le Sei Giorni. Dopo il successo nel campionato del mondo –ci disse- a trovarmi a casa venne personalmente Raffaele Di Paco e mi invitò ad andare a gareggiare con lui in America dove avremmo guadagnato un sacco di soldi. Io risposi che l’idea mi stuzzicava. Ma qualche giorno dopo per me tutto finì in una bolla di sapone e lui partì a caccia di gloria e compensi economici importanti. A mettermi il bastone tra le ruote –aggiunse- fu il servizio militare e problemi fisici che mi perseguitarono per un paio d’anni, nel 1937 e 1938, appena passato professionista». Tra le cose che lo inorgoglivano di più, relative al periodo in cui a fare la differenza era ancora la forza dei suoi muscoli, un posto di riguardo l’aveva la soddisfazione di essere stato ricevuto dal Papa, insieme a altri campioni del pedale come Fausto Coppi, Aldo Ronconi e tra gli altri i corregionali: Adolfo Leoni, Gino Bartali e Sergio Maggini, in occasione della Pasqua dello Sport del 1947.

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di Redazione web