Il Tirreno

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Stefano Pecoraro, quando i cavalli si amano come figli

di Carlo Abete
Stefano Pecoraro, quando i cavalli si amano come figli

Ultimo rampollo di una stirpe di trainer e cavalieri è stato lui il grande protagonista al Premio Pisa

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LIVORNO. Doveva essere il "Pisa" della famiglia Botti a digiuno nella classica pisana da oltre un decennio: l'ultimo vincitore sellato dal trainer-team è stato infatti Bravo Tazio che con i colori della Effevi e la monta di "Endo" si impose nell'edizione 2004 della "listed" per i tre anni. Domenica tutte le attenzioni dei molti appassionati accorsi al Prato Degli Escoli (non meno di tremila i presenti nei recinti dell'ippodromo) erano per Bex Drago ma anche il compagno di training Clockwinder riceveva tante simpatie. Ed alla fine è stato proprio il comprimario (ancora per il giallo-blu di Felice Villa) a fare centro interpretato benissimo da Fabio Branca giunto al secondo sigillo nella classica pisana dopo quello con Magic Box.

Per noi però il vero protagonista della splendida giornata di corse è stato Stefano Pecoraro, l'ultimo rampollo della stirpe di trainer e cavalieri che hanno fatto la storia del galoppo toscano negli ultimi trenta anni. Livornesissimo di natali anche se da anni trasferitosi in terra pisana Stefano ha compiuto una piccola impresa: pur con solo tre cavalli in scuderia è riuscito a centrare le due prove di contorno al Premio Pisa. E non si parla di corse "qualunque", ma di una prova "listed" e di un handicap principale. Prima, con il sorprendente Mawaal, ha fatto suo il "Regione Toscana", respingendo in uno spettacolare finale a quattro Il Romito e la coppia dei "Dioscuri" Keshiro-Virtual Game che accentravano i favori del pronostico. E poi con l'atteso Marvi Thunders (colori livornesi dell'appassionato Enrico Stagi) il San Rossore, la ricca periziata sui 1600 metri che come tradizione chiudeva la giornata clou della stagione di corse pisana.

E se la vittoria di Marvi, che lo scorso anno ha regalato il primo successo di prestigio a trainer e proprietario, era piuttosto attesa, quella di Mawaal era difficilmente pronosticabile visto che sino a qualche settimana fa l'importato era riuscito a togliersi solo qualche soddisfazione in corse amatoriali di livello solo discreto.

Un'escalation impensabile e una storia da raccontare per il sei anni acquistato per una cifra davvero irrisoria da Riccardo Selicorni alle aste organizzate da Tattersalls nel luglio 2012 a Newmarket: viene infatti licitato per 800 ghinee, circa mille euro, il prezzo di uno scooter usato o giù di li. Per il milanese Mawaal è il cavallo giusto per farsi "trasportare" e magari vincere qualche prova amatoriale. E Mawaal non lo fa ricredere: subito un bel piazzamento in occasione del debutto, seguito a breve distanza di tempo, dalla prima vittoria in carriera, proprio con Selicorni in sella.

Arrivano poi altri successi ma nel breve volgere di qualche mese sembra iniziare un inesorabile declino: il cavallo non reagisce più e ogni corsa che fa è quasi un suplizio. Il cavaliere le prova di tutte ma alla fine, sconsolato lo mette "al prato" che per un purosangue spesso è l'anticamera nell'attesa di concludere la carriera.

Selicorni però ha ancora una fiammella di speranza e durante l'estate prende contatti con Stefano Pecoraro. A metà luglio decide di trasferire il suo pupillo nelle scuderie del giovane trainer. La condizione di Mawaal lascia a desiderare ma Stefano con la calma che lo contraddistingue da sempre comincia a lavorare da par suo. «In effetti all'inizio è stata abbastanza dura - esordisce Pecoraro - poi piano piano Mawaal ha cominciato a riprendersi. A fine estate è rientrato senza strafare a Firenze e anche la successiva uscita gli è servita per affinare la condizione. Poi d'accordo con Selicorni a inizio novembre siamo andati a Milano per partecipare alla Coppa d'Oro Emilio Badini, una sorta di campionato invernale per gli amatori. Mawaal si è piazzato secondo facendo intendere di essere sulla buona strada». Certo che da piazzarsi in una corsa amatoriale a vincere una "listed" ce ne passa...

«Si il salto è davvero lungo, ma con i cavalli non si sa mai. Comunque quando è tornato qui a San Rossore ha subito vinto e mi ha fatto capire di essere tornato al meglio. È un soggetto molto tardivo e forse per questo, pur avendo un'ottima genealogia, in Gran Bretagna non hanno avuto voglia di aspettarlo».

Ma come spiegare le ultime strabilianti prestazioni «Devo dire che da inizio anno non ha fatto altro che migliorare e così d'accordo con Selicorni abbiamo deciso di puntare soprattutto sulle corse riservate ai professionisti. Nel Galilei non ha avuto schema semplicissimo battagliando a viso aperto fin dalle prime battute finendo sconfitto solo negli ultimi salti di galoppo. La volta dopo, nell'altro handicap principale, ha invece potuto fruire di schema ad hoc e si è imposto in maniera davvero limpida. A quel punto per Mawaal le opportunità per correre si erano decisamente ristrette e l'unica corsa ancora disponibile era la listed di domenica. Non avevamo nulla da perdere e così abbiamo tentato. Migheli lo ha interpretato alla perfezione, mentre qualche rivale non ha avuto la stessa fortuna durante il percorso. Ma si sa, sono corse e spesso la sorte decreta i successi o meno dei cavalli».

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