Il Tirreno

Livorno

Ora Panucci ha la maggioranza bulgara

di Alessandro Bernini
Ora Panucci ha la maggioranza bulgara

Grandissimo gol di Galabinov, il neo tecnico sorride per la prima volta. Il Livorno trova la rete dopo 331’ e torna a crederci

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LIVORNO. Questo non è un brodino. Questa è una bistecca di un chilo con poco osso, di quelle che ti rimettono al mondo. Torniamo a segnare dopo 331 minuti e torniamo a vincere dopo tre sconfitte e una striscia negativa da paura. Torniamo a crederci. Anche perché la vittoria contro il Lanciano arriva nella stessa sera in cui il Bari perde e frana a meno 6, il Lanciano viene spedito a meno 4, mentre perdono Spezia, Frosinone e Pescara, e il Vicenza non va oltre il punticino. Roba da sogni mostruosamente proibiti.

Tutto vero invece. E il Livorno vince anche con merito, con un gol di Galabinov pochi secondi prima dell'intervallo che regala tre punti poi legittimati nella ripresa, quando Mazzoni deve compiere una sola parata (ma decisiva).

IL RISVEGLIO. Non siamo guariti da tutti i mali per un gol, questo è bene chiarirlo perché illudersi fa male e può solo creare guai. Però finalmente si è vista una inversione di tendenza. Sotto ogni profilo. Del gioco: perché la squadra ha comunque sempre fatto la partita o provato a farla, evitando lanci lunghi, girando palla coi centrocampisti, spingendo con Maicon. Sotto il profilo del carattere: perché trovato il gol, la squadra si è sciolta e ha trasformato le paure in rabbia, aggredendo come non si vedeva da un po'. Sotto il profilo della fortuna: già, perché negli ultimi tempi era anche girato tutto male, mentre quel gol segnato pochi attimi prima dell'intervallo ha dato una scossa incredibile alla partita.

POTERE BULGARO. L'eroe della serata è stato Andrej Galabinov, giocatore discusso, strano, un oggetto misterioso che spesso ti irrita anche. Ma uno che, quando vuole, sa giocare eccome. Uno che ti può far vincere le partite. E nel Livorno non ce ne sono molti.

Il gol (sesto stagionale) è stata una perla, un sinistro di quelli che si vedono in altre categorie. Ma soprattutto stavolta Galabinov ci ha messo grinta, carattere, è andato a rincorrere i difensori, è andato a cercarsi il pallone. Lui non è spremuto, ha ancora tante energie nel serbatoio. Se si mette in testa di darci una mano, può rivelarsi letale.

IL LAMPO DI GALA. Certo che nel primo tempo ce la siamo vista brutta. Non tanto per i pericoli portati dal Lanciano, quanto per la sterilità del Livorno negli ultimi 25 metri. Ogni azione diventava una via crucis appena si raggiungeva la trequarti, sembrava che nessuno avesse la minima idea di cosa fare. La buona volontà di non cercare sempre il lancio lungo c'era, segno che Panucci sta cercando di disegnare comunque un Livorno che prova al giocare. Ma i risultati erano scadenti. Un inno al "vorrei ma non posso".

Non è un caso che il primo angolo del Livorno sia arrivato al 39' su errore della difesa del Lanciano. L'unico che provava a smuovere le acque era Maicon.

Poi, all'improvviso, quando il primo tempo sembrava già al tramonto, il Livorno ha avuto un sussulto. Un mezzo terremoto durato 150 secondi. Prima cross dalla sinistra di Lambrughi, colpo di testa di Galabinov e miracolo del portiere con palla deviata in angolo. Poi al 45' altra bella azione, tre passaggi di fila (quasi un record), Galabinov che prende palla dai 20 metri e lascia partire un sinistro a girare che lascia Nicolas (e mezzo stadio) a bocca aperta.

RESISTENZA. A quel punto c'era da difendere una rete dal valore inestimabile. Il Lanciano ha iniziato con altro piglio il secondo tempo e dopo 3' Thiam si è trovato solo soletto davanti a Mazzoni per un buco dei centrali, ma il portiere ha coperto bene lo specchio della porta salvando il risultato.

Panucci ha ripescato Biagianti per inserirlo al posto di Djokovic, restando fedele al 3-5-2. E il Livorno ha cercato anche di chiudere la partita, soprattutto quando Maicon partiva o Luci trovare quei 2-3 metri di spazio per dare logica all'azione d'attacco. Galabinov ci ha provato in ogni modo, prima con un siluro da 30 metri, poi di rovesciata (miracolo di Nicolas) e anche su punizione.

Il Lanciano ha tentato di spingere ma dietro il Livorno ha tenuto alla grande, non rischiando più nulla E il fischio finale è stata una liberazione. Ci voleva. Con una bistecca di un chilo sullo stomaco si vive meglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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