Il Tirreno

Livorno

A Livorno le panchine hanno i chiodi

di Gianni Tacchi

Sette cambi in 14 mesi, sei allenatori e un Nicola-bis: è il record fra i professionisti. In 16 anni, solo Jaconi ha resistito

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LIVORNO. Ma cosa si nasconde dietro la crisi amaranto? Il problema caratteriale è sotto gli occhi di tutti, ma è diventato un ritornello noioso quanto una hit estiva ascoltata a settembre. Giusti anche i dubbi sull’aspetto fisico e atletico, visto che questa squadra cala spesso dopo un’ora di gioco. Tutto vero, verissimo, ma insufficiente per spiegare il momento del Livorno, che ha conquistato la miseria di 4 punti nelle ultime 7 partite (una vittoria con la Ternana, un pareggio a Trapani e cinque sconfitte, dallo stop interno con l'Avellino al crollo di Bologna).

Il caos, forse, sta in panchina. E no, non ci riferiamo all’avvio shock di Christian Panucci, comunque alla prima vera esperienza. Ma ci riferiamo alle continue rivoluzioni della guida tecnica: il Livorno ha infatti avuto 7 gestioni e 6 allenatori, visto che Davide Nicola si è seduto sulla panchina amaranto in due momenti diversi, in 14 mesi. Un dato incredibile, una mancanza di continuità che sta pesando. Un tecnico ogni due mesi. Sì, 7 gestioni in 14 mesi: in media, se guardiamo dal gennaio dello scorso anno a oggi, sulla panchina amaranto non si resiste più di 60 giorni.

Sono quindi 6 i comunicati emessi dalla società, nel periodo preso in considerazione, per ufficializzare un esonero e un nuovo allenatore. Il primo nel gennaio del 2014, all’inizio del girone di ritorno: via Nicola, a Livorno da un anno e mezzo, e promozione per Attilio Perotti. Che però, dopo il pesante k.o. di Roma, lascia subito l’incarico e torna dietro la scrivania. Spinelli si affida quindi a Domenico Di Carlo: l’avvio è promettente, poi la squadra cala e ad aprile viene richiamato Nicola, che però non riesce a evitare la retrocessione.

E a fine giugno, dopo settimane di riflessioni, presenta le dimissioni alla società e rescinde il contratto a 12 mesi dalla scadenza. Tocca così a Carmine Gautieri riportare il Livorno in Serie A, ma quella difesa a 4 non convince nessuno e lo porta sulla strada dell’esonero, arrivato alla fine del girone d’andata di questo campionato.

Il deb Ezio Gelain, promosso a inizio gennaio dalla Primavera, parte forte, ma non riesce a superare l’ultima crisi. Ed ecco così la solita carta di Spinelli, l’esonero. Che regala una chance a Panucci, reduce dall’avventura con la Nazionale russa come assistente tecnico di Fabio Capello.

Record negativo. Solo il Catania, tra tutte le squadre che attualmente sono in Serie A e B, ha un trend del genere nell'ultimo periodo: 7 gestioni (Maran, De Canio, ancora Maran, Pellegrino, Sannino, di nuovo Pellegrino e infine Marcolin) e 5 allenatori, uno in meno del Livorno, in 15 mesi. Tanti cambi in panchina, nelle ultime due stagioni, pure a Brescia e a Varese. Non a caso proprio queste tre squadre, oggi, sono le ultime tre della classifica di B.

E non a caso realtà come Frosinone e Avellino – dove Stellone e Rastelli stanno portando avanti un progetto interessante da anni – sono in lotta per la promozione, pur essendo inferiori dal punto di vista tecnico rispetto agli amaranto. La fiducia ha invece ripagato l’Empoli, che nel 2012 confermò Sarri dopo un inizio da incubo, e il Pescara, che quest’anno ha creduto in Baroni dopo un avvio difficile e adesso è in zona playoff. Certo, sono contesti diversi, ma restano esempi utili per capire che è fondamentale partire con un’idea precisa, cercando poi di dare continuità. 23

Allenatori in 16 anni. Ma d’altronde, nell’era Spinelli, soltanto un allenatore ha resistito per due stagioni intere: è Osvaldo Jaconi, amaranto tra il 2000 e il 2002, quando riportò il Livorno in B dopo trent’anni. Panucci è il 23esimo tecnico dell’era genovese, iniziata nel 1999, 16 anni fa: la media, alzata dai cambiamenti dell’ultimo periodo, parla quindi di un allenatore e mezzo a stagione.

L’ex difensore di Milan e Roma non ha però firmato un contratto di 3 mesi, come tutti pensavano prima dell’annuncio, ma fino al giugno del prossimo anno.

Una ventata di programmazione, una scelta fatta pensando anche al futuro. «Sì, è il segnale di un progetto – ha commentato il presidente – Panucci è l’uomo giusto, credo molto in lui». Una fiducia ribadita anche nelle ultime ore, nonostante le due sconfitte su due. Ma ora, al di là dei numeri e delle parole, serve una svolta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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