Il Tirreno

Livorno

«Quando Lino Saputo voleva il mio Livorno»

di Fabrizio Pucci
«Quando Lino Saputo voleva il mio Livorno»

Il retroscena di Spinelli: tre anni fa trattai col padre del proprietario del Bologna la vendita della società amaranto ma dopo l’incontro a Viareggio tutto si arenò

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LIVORNO. Metà settimana. L'ematoma causato dalla sconfitta interna con il Cittadella è in rapido riassorbimento. Che il periodo del Livorno non sia brillantissimo è acclarato e allora conviene ripartire con determinazione perché c'è un solo modo per uscire dalla crisi: affrontarla a testa alta anche perché dietro l'angolo c'è il Bologna, non proprio l'ultimo arrivato.

La grinta del pres. Sabato pomeriggio aveva lasciato lo stadio sacramentando imbufalito con l'arbitro Sacchi. Quattro giorni più tardi Aldo Spinelli è grintoso: «Sì - ammette subito con voce squillante - sono molto carico, ma a dir la verità io lo sono sempre. In questa fase devono esserlo soprattutto i giocatori. Io purtroppo non scendo in campo. E comunque anche Panucci è bello tirato. Credo proprio che stavolta abbiamo trovato l'uomo giusto per rilanciare la squadra».

Quel tram chiamato desiderio. Il giorno della presentazione di Panucci il presidente fu categorico: «Non possiamo permetterci il lusso di perdere il tram dei playoff. Sarebbe un sacrilegio». A pochi giorni dalla sfida del “'Dall'Ara” Spinelli ribadisce il concetto: «Sono convinto che nella parte finale della stagione regolare faremo bene. Vedrete che centreremo l'obiettivo dopo di che ci giocheremo tutte le nostre carte. Dobbiamo aver fiducia. Insieme a Christian faremo un ottimo percorso. Intanto attendiamo con fiducia la partita di sabato nella consapevolezza che comunque non siamo ancora all'ultima giornata per cui c'è ancora margine per tornare a migliorare la nostra posizione».

La “Dotta” che seduce. Si va a Bologna e la partita, quanto a motivazioni, si prepara da sola. Il discorso, in questo caso, vale per i giocatori ma anche per il presidente che in passato è stato accostato alla società rossoblù: «È vero - conferma - che in più di una circostanza mi hanno tirato per la giacca per farmi comprare il Bologna, ma non ho mai accettato e ho preferito rimanere a Livorno».

Il retroscena. Spinelli, di buon umore, confida anche un aneddoto gustoso: «Tre anni fa Lino Saputo, il padre di Joey attuale proprietario del Bologna, voleva prendere il Livorno. Conosco Lino da tanti anni perché ho fatto affari con lui in più di una occasione». Ce ne sarebbe già abbastanza per parlare di notizia clamorosa, ma il presidente si spinge oltre: «In effetti non ci fermammo a un semplice contatto perché ci incontrammo a Viareggio, ma dopo quel faccia a faccia l'abbozzo di trattativa si arenò. Diciamo che è andata bene così. I Saputo hanno preso il Bologna e io mi sono tenuto il Livorno». Già. E in assenza di acquirenti Spinelli va avanti con il doppio programma: in caso di promozione in A e di permanenza in B. Lui sorride, poi saluta: «Ho una delegazione inglese nei miei uffici. Il lavoro chiama, ma il Livorno è nei miei pensieri».

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