Gioco
Il derby dei nervi sorride al Tuttocuoio
Tre espulsi e in mezzo la rete decisiva di Serrotti
PONTEDERA. E pensare che non doveva nemmeno giocare. In settimana lo spettro della pubalgia era tornato ad aleggiargli intorno con insistenza. Quel dolore che lo ho costretto in tribuna per gran parte della stagione sembrava costringerlo nuovamente a restare fuori dalla lista dei convocati. Miracoli dello staff medico o finissima pretattica del genio Alvini? Difficile stabilirlo.
Semplice invece individuare l’uomo partita di Pontedera-Tuttocuoio: Matteo Serrotti, 29 anni, fisico minuto e corsa da vendere. Una vita passata a giocare nei dilettanti con le maglie di Pontassieve, Scandicci, Perugia, Pierantonio e Virtus Pavullese. Poi la chiamata nei professionisti arrivata da Prato, seguita dall’avventura in neroverde. Non ci sono top club e giocate memorabili nel suo palmares. Almeno non c’erano fino a ieri. Perché la volata verso la porta del Pontedera conclusa con un morbido tiro alle spalle di Anacoura rischia di valere la salvezza in Lega Pro. Traguardo storico per un agglomerato di case a due passi dalle concerie che muovono l’economia del Valdarno. Dalla panchina mister Alvini si era preoccupato poco prima: «Matteo, hai problemi? Tutto ok?». L’instancabile Serrotti era occupato in marcatura e non l’ha neppure sentito. Meglio così, forse. Quando si dice il destino.
Derby dei nervi. Colombo aveva lanciato il sasso nello stagno alla vigilia. «Sono pronto a ripetere l’esultanza dell’andata se i tifosi del Pontedera mi offenderanno di nuovo». Mano all’orecchio che 4 mesi fa, dopo la prima delle due reti segnate ai granata, lo costrinse ad abbandonare lo stadio da un’uscita secondaria per evitare la furia degli ultras assiepati fuori dallo stadio ad aspettarlo. Pronta la risposta dell’altro capitano, Federico Vettori: «Che faccia pure, ma poi non deve lamentarsi se lo aspettano all’esterno degli spogliatoi». Scambio di opinioni a parte il derby è infuocato. E bastano pochi minuti per capirlo. Tribuna e gradinata del Mannucci si fondono in una bordata di fischi all’indirizzo del numero 10 neroverde. L’ex attaccante di Livorno e Spezia gioca la sua partita, senza errori e senza lampi. Al 22’ salta di testa per contendere il pallone a Madrigali. Gioco fermo, difensore del Pontedera a terra. Il tempo di far entrare in campo il massaggiatore per le cure e il sig. Schirru di Nichelino sventola il rosso. Colombo espulso. La panchina alle spalle di Alvini si anima, tutti protestano e le urla dagli spalti fanno da ciliegina sulla torta per 240 secondi di caos assoluto. Si torna finalmente a giocare e il match va avanti. Il Tuttocuoio è ordinato e nasconde l’inferiorità numerica, aiutato da un Pontedera irriconoscibile rispetto al mix di qualità e velocità su cui ha sbattuto la capolista Ascoli soltanto 4 giorni prima del derby. Serrotti manda in estasi il settore ospiti e gli animi si scaldano ulteriormente. Con quasi un’ora di ritardo rispetto al collega perde la pazienza anche il capitano granata: Federico Vettori sgomita con Gioè e Schirru mette ancora mano al taschino estraendo il rosso. Stessa sorte che poco dopo toccherà anche a Konate per una brutta entrata su Gasbarro. La partita dell’ivoriano scuola Empoli dura solo pochi minuti.
A scuola di tattica. Pantaloni della tuta, k-way e bottiglietta d’acqua costantemente in mano. Jeans slim, perfettamente aderente alla gamba, camicia bianca sotto un piumino al’ultima moda, occhiali da sole e orologio in vista. Paolo Indiani da una parte e Massimiliano Alvini dall’altra. Diversi negli stili, così uguali nell’interpretazione del calcio. 3-5-2 tutto velocità, in barba al falso nueve e altre creazioni dei mister moderni. Alvini e Indiani studiano l’avversario fino a sviscerarlo, curano il particolare con attenzione maniacale. Alla fine del derby vince il più giovane, grazie anche a un errore di Madrigali che lancia Serrotti, ma per 79’ chili di tattica in campo. Il tecnico del Pontedera non ha conigli da tirare fuori dal cilindro e si affida si suoi uomini di fiducia. Manca solo Settembrini, squalificato, sostituito dall’esperto di Ceciarini. Il collega, quello che si agita nell’area tecnica e urla «Bravi!» ai suoi un’infinità di volte, butta nella mischia Serrotti e Balde contro ogni previsione. Poi il Tuttocuoio resta in 10 e Indiani gioca la carta Disanto nel secondo tempo al posto di Redolfi, arretrando Gasbarro sulla linea dei 3 difensori. Alvini è limitato nell’esprimere la propria fantasia: Pacini è il sostituto naturale dell’infortunato Mulas, Gioè idem di Tempesti. Konate incide solo sul tabellino. Il guizzo vincente non arriva dalla panchina ma va bene così. E chissà cosa sarebbe successo se Serrotti avesse sentito la domanda di Alvini.
Tommaso Silvi
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