Il Tirreno

Livorno

La triste eclissi del Livorno

di Alessandro Bernini
La triste eclissi del Livorno

Panucci parte male, col Cittadella squadra sconfitta e contestata. Anche i playoff a rischio

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LIVORNO. L'eclissi si vede a occhio nudo. Avvolge il cielo dell'Armando Picchi, oscura la speranza. Ci travolge anche il Cittadella, squadra che faceva paura perché pareggiava sempre. Magari… L'arrivo di Panucci serve solo ad allungare la striscia negativa: 4 punti in 6 partite, ruolino da retrocessione, che pian piano sta addirittura portando il Livorno fuori dalla zona playoff.

Nessun tocco magico, nessuna scossa, anche se Panucci è arrivato martedì e non potevi chiedergli di rovesciare il mondo. Ha fatto delle scelte rischiose, anche coraggiose (tre punte subito in campo), che però hanno portato zero risultati e zero tiri in porta. Fosse per il Livorno, il buon Pierobon (46 anni a luglio) potrebbe restare a difendere la porta del Cittadella per altri 10 anni senza rischiare l'usura. Oltretutto non è che il Cittadella avesse incantato, anzi: l'unico tiro in porta è stato il calcio di rigore segnato da Sgrigna per un banale fallo di mano di Galabinov, episodio che è stato sufficiente per portarsi a casa i tre punti. Il che la dice lunga sulla miseria di questa partita.

LA CONTESTAZIONE. E così stavolta arriva anche la contestazione. E' la prima volta in questa stagione. La squadra è stata sostenuta sempre e comunque, anche sotto di 3 gol a Spezia, anche quando il Cittadella è passato in vantaggio. Mai un attimo di sosta, mai un attimo di silenzio. Stavolta la pazienza è andata in frantumi e al 30' del secondo tempo sono piovuti i cori "vergognatevi", "pala piccone a lavorare". Al fischio finale dalla Nord si è alzato il coro "Sotto la curva, venite sotto la curva", ma stavolta i giocatori amaranto hanno preferito evitare e sono andati dritti nello spogliatoio sotto una pioggia di fischi.

LE SCELTE DI PANUCCI . Per capire la "prima" di Panucci bisogna partire dalla formazione iniziale che ha sorpreso un po' tutti.

A dir poco originale soprattutto l'idea di giocare con tre prime punte ovvero Vantaggiato, Galabinov e il ripescato Jefferson. Un 3-4-1-2, perché Vantaggiato partiva da dietro, con Jelenic sulla fascia destra e Djokovic sulla corsia di sinistra. Nessun esterno puro, dunque, con la consapevolezza che in panchina non ci sarebbe rimasto neanche una punta per cambiare la partita in corsa, visto che Siligardi era fuori.

Il tentativo di Panucci era di tenere la squadra alta, in realtà il gioco non è mai sgorgato. Troppi lanci, anche perché Djokovic sulla sua corsia era spesso costretto a inseguire Bazzoffia, mentre Jelenic andava a strappi, e in attacco Galabinov e Jefferson non riuscivano a tenere neanche mezzo dei palloni gettati in avanti. In questo caos si sono persi pure Luci e Appelt Pires, che pure sono gli unici due che possono dare logica alla squadra.

Il gol di Sgrigna al 40’ su rigore è stato il classico episodio, un attimo di diluvio nel deserto.

Nel secondo tempo Panucci ha provato a cambiare, inserendo Moscati per Jefferson, passando a un 4-2-3-1 che ben presto è stato disintegrato in mille pezzi dall’espulsione assurda di Bernardini (fallo di mano inesistente, altro arbitro mediocre anche se non abbiamo certo perso per lui).

LA CRISI. Farsi travolgere dal pessimismo può solo far danni, ma è certo che il Livorno esce da questa partita in crisi d’identità.

Quali sono le certezze? Non la condizione atletica, non il gioco, non la personalità. «Ci sarà da fare un bel confronto coi giocatori, voglio guardarli negli occhi», ha detto Panucci a fine partita. È evidente che la molla deve scattare nella testa. Anche perché qui adesso diventa a rischio anche la partecipazione ai playoff. In alto è il solito gran casino, solo il Carpi ormai si è involato mentre il Bologna dovrà soffrire tanto, ma tanto. Pensate un po’: se avessimo battuto ieri il Cittadella (mica il Chelsea...), sabato prossimo saremmo andati a Bologna con l’occasione di vincere e agganciare il secondo posto (con scontro diretto favorevole).

Adesso invece è meglio guardarsi dietro, perché c’è solo un punto di vantaggio sulla nona, ovvero la prima esclusa dai playoff. Volare basso non è più un’indicazione ma una necessità.

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