Il Tirreno

Livorno

«Ora contano solo mio figlio e il Livorno»

di Gianni Tacchi
«Ora contano solo mio figlio e il Livorno»

Panucci annuncia novità e chiede una partita piena di grinta

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LIVORNO. È qui da pochissimi giorni. E quindi dobbiamo ancora conoscerlo sotto tanti punti di vista, ma abbiamo già una certezza: la sua straordinaria capacità comunicativa, costruita negli ultimi anni tra Sky e Fox Sports, che può trasformare un’intervista in uno show. «Ci sono due cose importanti nella mia vita: mio figlio Juan e, in questo momento, il Livorno», ha detto ieri.

Ecco, bastano queste parole per capire chi è Christian Panucci, pronto al debutto in panchina. «Il Livorno è la donna che aspettavo. So di avere una buona squadra, ma non conosco ancora gli uomini. E sono proprio loro che possono trasformare una squadra da buona a grande. Questa è una fase particolare del campionato, dobbiamo tirare fuori l’orgoglio. Con il Cittadella entreremo in campo solo per vincere. Punto».

Come hai trovato il gruppo?

«I ragazzi erano giù di morale per la sconfitta di La Spezia, ma abbiamo cercato di capire alcune cose insieme. Io sono contento del prodotto che ho tra le mani. E loro sanno già che io conosco una sola strada, quella del lavoro».

Per cambiare registro e ripartire.

«Non ho la bacchetta magica, ma voglio continuità sia in allenamento che in partita. In campo dobbiamo migliorare la gestione della palla, fin dalla difesa, e non giocare sempre in verticale. Sarà fondamentale spostare il baricentro 10-15 metri avanti, attraverso anche il pressing degli attaccanti. Ecco, le punte dovranno fare questo lavoro, altrimenti non giocheranno».

Sei emozionato per l’esordio?

«Tantissimo. Sembro freddo, ma in realtà ho mille emozioni dentro. Sono al debutto, devo guadagnarmi la pagnotta. Adesso il mio nome da calciatore non conta nulla, perché sta per iniziare un altro percorso. Voglio aprire questa porta e vedere cosa mi aspetta in questo mondo, vedere se sono un asino o no».

Chi ti ha mandato gli auguri per questa avventura?

«Donadoni, Gautieri, Dionigi, Bonaventura... Fabio Capello? No, ma ho ricevuto un sms da suo figlio».

Questa piazza ha lanciato due allenatori come Walter Mazzarri e Davide Nicola. Adesso tocca a te.

«Mi auguro di ripercorrere la loro strada. Anche Mazzarri mi ha mandato un messaggio, poi l’ho richiamato: sono stato suo ospite a Napoli e lo stimo. Con Nicola, che qui ha fatto un lavoro meraviglioso, c’è una grande amicizia. Eravamo compagni nel settore giovanile del Genoa. E dormivamo perfino nella stessa camera del convitto».

Intanto inizi con il Cittadella.

«Una squadra rognosa, soprattutto in trasferta, dove ha perso poche volte. Se sarà spesso nella nostra metà campo, allora potrà crearci parecchi problemi. Occhio a Sgrigna e a Minesso».

Cos'hai chiesto ai ragazzi?

«Di dimostrare a loro stessi che non sono quelli di La Spezia. Ci saranno momenti di difficoltà, ma noi dovremo saper soffrire insieme».

Vittoria o prestazione?

«Domani (oggi, ndr) contano solo i 3 punti. Se ci riusciamo, sono felice. Altrimenti sono incazz… tutta la settimana».

Cambierai qualcosa, dal punto di vista tattico, rispetto alle due precedenti gestioni?

«Sì, toccando però il meno possibile. E senza fare grossi esperimenti… Ho in mente qualcosa per fare male al Cittadella. In fondo, ho visto più partite negli ultimi 4 giorni che in 5 anni a Sky».

Difesa a 3 e poi?

«I 3 dietro sono sicuri, poi vedremo anche in base alle condizioni di alcuni (Emerson e Siligardi non hanno superato i rispettivi infortuni e non sono stati convocati, ndr). Mio figlio mi sta chiamando da giorni per sapere la formazione, ma non la dico neanche a lui».

L'assenza di Siligardi stravolge i tuoi piani?

«Dovrò cambiare qualcosa in più. Comunque davanti ho un mix di giocatori importanti. E vedrete che non scenderanno in campo sempre gli stessi».

Promozione diretta o playoff?

«Siamo a 5 punti dal Bologna. Proviamoci!».

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