Il Tirreno

Livorno

«Il mio Livorno se la gioca con tutti»

di Gianni Tacchi
«Il mio Livorno se la gioca con tutti»

«Ho tanta adrenalina, questo è un gruppo senza limiti»

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LIVORNO. Sognava questo giorno da quasi un anno, dal divorzio tra il Livorno e Davide Nicola. Lo aspettava come un bambino aspetta il suo giocattolo preferito a Natale, come tutti aspettano la primavera dopo un inverno gelido.

Perché Christian Panucci, nel corso dei mesi, si è innamorato di questa squadra. E adesso, dopo i contatti della scorsa estate e di gennaio, è pronto a rilanciarla.

«I primi contatti con la società – precisa subito il nuovo allenatore amaranto – risalgono a quando ero in Brasile con la Russia, poi sono state fatte altre scelte. Ma da quel momento ho iniziato a seguire il Livorno con attenzione e simpatia. Ho visto tanta Serie B e tante partite degli amaranto, sapendo di potermi ritrovare qui. E le cose sono andate proprio così. Sono veramente contento. Non mangio da due giorni, ho un’adrenalina in corpo incredibile».

Christian, quando è arrivata la chiamata di Spinelli? «Lunedì ho ricevuto una telefonata da Oscar Damiani, che cura i miei interessi da tempo. Mi ha detto: “Spinelli ti vuole incontrare”. Così martedì ndr) mattina sono andato a Genova e abbiamo trovato l’accordo. Il presidente mi ha messo nelle condizioni di poter lavorare con tranquillità».

Cioè?

«Mi ha lasciato grande libertà. Certo, spesso ci confronteremo perché lui conosce bene il calcio, ma le scelte le farò io».

Vi ritrovate dopo quasi 25 anni…

«Già. Quando io debuttai in Serie A con il Genoa (stagione 1991/1992), lui era il presidente. E adesso inizio questo nuovo percorso ancora con lui. È una bella storia».

Avete parlato di promozione diretta o di playoff?

«Ora è inutile fare proclami, ora bisogna solo pedalare. Adesso siamo nei playoff, ma il Bologna ha solo 5 punti di vantaggio. Io credo molto in questa squadra, possiamo giocarci qualsiasi cosa».

Spinelli, qui a Livorno, è stato spesso criticato per la mancanza di un progetto. Ma stavolta, alla luce del tuo contratto fino al giugno 2016, sembra aver cambiato strada.

«Io ho chiesto un progetto. E lo voleva anche lui. Adesso devo capire se sono all’altezza, se ho la personalità giusta per allenare. Sì, mi devo conoscere». Anche perché questa è la tua prima vera esperienza da tecnico.

«Sì, ma in Russia lavoravo, non andavo mica a mangiare caviale e a conoscere belle donne…».

Un’avventura finita comunque male, tra le promesse non mantenute dalla Federazione e lo scontro con Capello.

«Ma lo ringrazio per l’opportunità. È stato proprio lui a consigliarmi di prendere questa strada. Capello mi ha insegnato tanto, tantissimo».

Questa, per un ex giocatore, è la dimensione giusta per iniziare ad allenare?

«Questa è una piazza importante e tosta, come piace a me. Non ho paura, sono l’uomo più felice del mondo. Voglio conquistare i tifosi e riaccendere l’entusiasmo della città. La squadra ha una base solida e grandi qualità tecniche. Dobbiamo essere gelosi della forza di questo gruppo. Fallire con un potenziale del genere sarebbe un peccato».

Ma sembra che ci sia un grosso problema di personalità…

«Lo so, dovrò lavorare soprattutto sulla testa dei giocatori. Quando le cose vanno male, il gruppo soffre dal punto di vista mentale. Ma c’è lo spazio per sistemare le cose».

E per uscire da questo momento.

«Questa squadra ha avuto un andamento altalenante. Io ho detto ai ragazzi che nella carriera di un giocatore non ci sono solo gli applausi, ma anche i fischi. Sono sicuro che ci riprenderemo con voglia, coraggio, umiltà e serietà. E con una regola».

Quale?

«In questo gruppo non ci sono né figli né figliastri. Qui gioca solo chi si allena bene. Galabinov? Questo discorso vale per tutti».

Cambierai qualcosa dal punto di vista atletico?

«Chiederò grande intensità. Perché oggi, se non ce l’hai, non vai da nessuna parte». Avanti con la difesa a 3? «Sì, credo di proseguire sulla strada di Gelain, aggiungendo le mie idee. I giocatori hanno infatti le caratteristiche giuste per questo sistema, poi vedremo se schierarci con cinque centrocampisti o con il trequartista e le due punte».

Sarà il Livorno di Siligardi? «Lui ha caratteristiche uniche, ma deve trovare continuità nell’arco dei 90 minuti. Comunque è un giocatore decisivo in questa categoria».

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