Il Tirreno

Livorno

Non mi tesserate? E io gioco a basket in Danimarca...

di Andrea Masini
Non mi tesserate? E io gioco a basket in Danimarca...

La storia di Francesco Forti, figlio dell’ex Libertas Andrea «In Italia regole assurde: ora gioco, alleno e faccio l’arbitro»

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LIVORNO. All’estero si va spesso per soldi, o almeno così era una volta. Oggi non più, anche il mondo dello sport è caduto nel burrone della crisi finanziaria, basket compreso. Ma quella che stiamo per raccontare è una storia diversa, si è deciso di salire sull’aereo per necessità e per vivere un’esperienza nuova.

Il protagonista è Francesco Forti, figlio di Andrea (la “Pantera Rosa” della Libertas Livorno), classe 1994, prodotto del settore giovanile della Pall. Don Bosco, che il 7 febbraio ha deciso di fare la valigia e dirigersi a Svenborg, in Danimarca. Là, ad aspettarlo, l’amico fraterno (assistito da papà Andrea, procuratore) Antonio Porta, altra vecchia conoscenza della palla a spicchi labronica, ma più recente (dal 2002 al 2006 in maglia Basket Livorno).

Una scelta resa obbligatoria da una serie di vicissitudini e da un regolamento Fip che limita a due i tesseramenti per squadre diverse all’interno di una stagione sportiva. Ed ecco che Francesco, per non gettare al vento 5 mesi di amore per il basket, è stato costretto ad emigrare avendo alle spalle un accordo prima con Martina Franca e poi con Empoli, quest’ultimo durato appena un paio di settimane per questioni ancora da decifrare.

Francesco, per quale motivo proprio la Danimarca?

«La presenza di Antonio Porta, ndr è stata determinante, anche solo per il fatto di avermi aiutato a trovare un college sportivo legato all’Università di Svendborg. E' un posto che non ci combina niente con l'Italia, la disponibilità delle persone è incredibile e ciò mi ha agevolato con la lingua inglese che qua parlano tutti, dal bambino di 4 anni al signore di 80. E altro “dettaglio” importantissimo è la totale assenza di limitazioni, per esempio: il palazzo dello sport (che ospita 2 campi da basket, 2 palestre per ginnastica artistica e una piscina, ndr) è sempre a disposizione dei ragazzi che magari dopo cena vogliono andare a fare 2 tiri».

Studente, allenatore, giocatore e arbitro: raccontaci la tua giornata tipo?

«Innanzitutto una premessa: sono partito per fare un’esperienza di vita personale a fronte di una possibilità non capita tutti i giorni. Detto questo, mi alleno tutte le mattine con Antonio in sala pesi più tiro al palazzetto; pranzo in una scuola di chef, dove il pasto costa 25 corone con primo, secondo e contorno , più o meno 3€, mentre il pomeriggio a seconda dei giorni ho 2/3 squadre a cui dare una mano nelle vesti di allenatore. Poi ogni giorno c’è un allenamento di squadra, 3 con la prima dove milita Antonio e 2 con il secondo roster con il quale ho avuto la chance di tornare in campo. Infine nel weekend arbitro delle partite giovanili in modo tale da recuperare qualche soldo…”.

Consiglieresti a un tuo coetaneo di tuffarsi in un’esperienza simile?

«Senz'altro, per me è stata la Danimarca ma esistono tante altre destinazioni: America, Spagna, Inghilterra, Germania ecc. Così facendo si ha l’opportunità di conoscere nuovi posti, nuove persone e magari riuscire a scovare nuove strade a livello lavorativo. L’importante è credere in se stessi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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