Il Tirreno

Livorno

dopo la quaterna del lungobisenzio

Toh, riecco il Pontedera dei miracoli

In punta di piedi, senza proclami, i granata stupiscono sempre

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PONTEDERA. Strano mondo quello del calcio. Inizia il campionato e si sprecano i pronostici. Di stagione in stagione finisce l’estate e iniziano le etichette: da una parte le favorite alla vittoria finale, dall’altra le spacciate, quelle che solo un miracolo può evitare la retrocessione. Nel mezzo una lista di formazioni quasi anonime all’occhio degli addetti ai lavori. Sono le possibili outsider, ricche di giovani, coperte dal velo misterioso della scommessa. Ed è proprio in questa terra di nessuno che ama passeggiare il Pontedera. In punta di piedi, senza fare proclami. In panchina un vecchio marpione come Paolo Indiani e dietro la scrivania l’intuito del direttore generale Paolo Giovannini. I due si conoscono bene avendo lavorato insieme in molte piazze calcistiche toscane. «Sa come mi piace lavorare e agisce di conseguenza. Nel calcio l’intesa tra il direttore generale e l’allenatore è fondamentale». I mister alle prime armi prendano nota. A parlare è Indiani. Genuino, di poche parole, umile. Come la sua squadra ama muoversi sotto traccia. In Valdera è arrivato nell’estate del 2012 insieme a Giovannini. «Pensiamo a salvarci» ripetevano in coro. «Sarà dura» ribadivano. L’avventura nella terra di mezzo però è durata poco. Cammino spumeggiante, secondo posto e promozione in prima divisione. Stessa scena 12 mesi più tardi e stesso finale a sorpresa: l’ultima partita della stagione scorsa il Pontedera l’ha disputata al Via del Mare di Lecce, vedendo sfumare soltanto all’ottavo rigore la semifinale playoff per la B. La favola granata rompe i confini regionali e si sparpaglia nello Stivale. In molti iniziano a gettare un occhio ai metodi di lavoro e progettazione applicati sul campo e negli uffici societari dello stadio Mannucci. Le partenze di Grassi e Caponi nel mercato invernale hanno messo a dura prova l'incantesimo, ma senza i suoi fuoriclasse il Pontedera ha messo il turbo: 14 punti in 8 partite. Come se nulla fosse. Stesso gioco frizzante, a tratti quasi sfrontato per l’intensità del pressing e la velocità di manovra. Per informazioni chiedere al Prato, ultima vittima dell’entusiasmo granata. Sabato al Lungobisenzio dopo 45’ era già 0-4. Lanieri impalpabili, va detto, ma Pontedera da stropicciarsi gli occhi. «Abbiamo iniziato la partita come meglio non potevamo fare. I miei ragazzi devono dare sempre il 120% altrimenti si fa dura per noi», spiega il 60enne tecnico di Certaldo. E i suoi lo hanno seguito alla lettera per l’intera stagione, tanto da ritrovarsi alle spalle del gruppo di testa a quota 43 punti. «Nella condizione di classifica in cui siamo, a 9 giornate dalla fine, si retrocede soltanto con un suicidio collettivo. Se prima dell’inizio del campionato avrei fatto 10 firme per avere 43 punti a metà marzo, dopo il mercato di gennaio ne avrei fatte 100. I miei giocatori stanno dando più di quello che hanno». Chissà cosa staranno pensando ad Ascoli. I bianconeri, infatti, mercoledì si giocano una fetta di B in casa di quella provinciale che non ama le etichette e preferisce far parlare il campo.

Tommaso Silvi

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di Redazione web