Gioco
L’Aquila banchetta sui resti del Pisa
Un umiliante ko all’Arena Garibaldi per i nerazzurri
di Antonio Scuglia
PISA
Un Pisa senza né capo né coda regala tre punti facili facili all'Aquila e dice addio ai sogni di gloria. Due gol (uno su tiro-cross di Pacilli e l'altro di testa di Virdis) in apertura di ripresa, con la difesa del Pisa immobile, decidono una gara brutta e che segna il capolinea per il tecnico Braglia, fischiatissimo dal pubblico: esonero in arrivo.
TROPPE SORPRESE. In una giornata fredda e ventosa (e dopo un po’ ha anche iniziato a piovere), nerazzurri in campo con la sorpresa: non nel modulo (il previsto 4-3-3) ma nella contemporanea presenza in campo di Arrighini e Arma insieme a Floriano nel tridente d'attacco, dopo che per tutta la settimana era stato provato un assetto con due esterni veri. Le sorprese poi diventano due appena prima dell'inizio: Morrone si fa male nel riscaldamento e Ricciardi sveste la pettorina per esordire da titolare; prima convocazione in panchina per il giovane senegalese della Primavera Benga. L'eventuale turnover per il triplo turno in sei giorni inizierà quindi solo mercoledì sera (20,30) a San Marino.
L’Aquila in campo invece con un prudente 4-2-3-1: Virdis di punta preferito all’ex nerazzurro Raffaele Perna e il doppio mediano (De Francesco e Del Pinto) davanti alla difesa.
Squadre in campo accompagnate dai ragazzini della Pisa Academy che hanno portato uno striscione per Gianluca, l'ultrà nerazzurro (reduce dal primo di due importanti interventi chirurgici) che nelle settimane scorse aveva rinviato la prima operazione salvavita per sostenere il Pisa contro l'Ascoli. In quell’occasione la squadra non seppe ripagarlo. Stavolta, meno che mai.
PRIMA LA CAMOMILLA... Primo tempo soporifero: il Pisa non ha mai saputo dare velocità alla manovra ed ha tirato solo due volte in porta da fuori con Caponi; L’Aquila ha avuto una sola chance con Virdis servito da Pacilli ma capace solo di tirare debolmente addosso a Pelagotti dalla destra.
L'unica emozione, ma molto negativa, per l'infortunio a Dicuonzo al 32': entrando in scivolata per fermare un affondo di Triarico sulla linea del fallo laterale, il grintoso difensore nerazzurro purtroppo ha messo male un ginocchio sul terreno scivoloso ed è dovuto uscire dal campo. Per lui si teme un guaio serio; speriamo solo che la prima impressione sia stata più drammatica della reale entità del danno.
... E POI IL VELENO. La ripresa, e con essa la gara, si decide in pochi minuti: passano 15 secondi e Ricciardi, già ammonito, si fa buttare fuori per un fallo inutilissimo a centrocampo. Braglia in quel momento non era nemmeno riemerso dal tunnel degli spogliatoi.
E il Pisa in dieci semplicemente sparisce dal campo: dopo un minuto e mezzo un tiro-cross da destra di Pacilli forse sfiorato da Virdis inganna Pelagotti e si infila vicino al secondo palo per lo 0-1, e al 9' un traversone dal fondo di Corapi, leggermente deviato da un difensore del Pisa, viene intercettato dal centravanti aquilano di testa in tuffo. E' il game over, perché L’Aquila da quel momento gestisce la gara senza infierire e il Pisa non sa reagire, mentre il pubblico invita inutilmente i nerazzurri a tirare fuori gli attributi.
La gradinata intona a più riprese cori contro Piero Braglia, la curva alla fine invita tutti i protagonisti del naufragio ad andare a quel paese.
TENTATIVI STERILI. Intanto in campo qualcuno per la verità ci prova ancora, anche con troppa foga come Arrighini (arrabbiato anche perché sacrificato nuovamente in un ruolo che semplicemente non è il suo) che inizia a picchiare un po’ tutti gli avversari, ma per fortuna l’arbitro chiude più volte un occhio. Il 4-3-3 non era affatto sbagliato come concetto ma presupponeva la presenza di due esterni d’attacco, e non uno. Finocchio entra in campo troppo tardi, quando il danno è fatto; Floriano addirittura nei sei minuti finali come Rivera in Italia-Brasile. Non c’è lucidità, gli schemi - se c’erano - sono saltati e si ava avanti solo con la voglia di salvare la faccia per quanto possibile. E’ una sconfitta senza attenuanti, dopo una prova che trova le sue giustificazioni solo nelle (ammirevoli) parole finali di Massimo Paci che chiede scusa a tutti a nome della squadra, mentre il pubblico bagnato e infreddolito torna a casa; solo qualche decina di tifosi più arrabbiati rimane fuori dai cancelli della tribuna a contestare mentre la polizia si schiera a protezione dell’area degli spogliatoi. Magari dalle intenzioni di Paci, che esprime con sincerità la voglia di provarci ancora per chiudere la stagione con dignità, si potrà anche ripartire. Chissà.
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