Gioco
Strappo con i tifosi La lettera di Luci
«Scusateci, sputeremo il sangue. E crediamo di farcela»
LIVORNO. La pazienza del popolo amaranto è finita. Qualcosa si è rotto, tra la squadra e i tifosi, dopo l’ultima débâcle. E il confronto di La Spezia, il terzo nell’ultimo periodo dopo i faccia a faccia visti a Latina e a Crotone, lo dimostra.
Ma che cos’è successo al Picco? A fine partita gli amaranto sono andati verso il settore ospiti, dove i tifosi erano particolarmente arrabbiati per la sconfitta. Andrea Luci si è subito avvicinato alla vetrata, che divide ovviamente il terreno di gioco dagli spalti. Nelle vicinanze c’era pure Marco Moscati, mentre il resto del gruppo era dietro.
Forse il capitano ha sentito qualche offesa di troppo, fatto sta che a un certo punto ha urlato «io gioco per questo», indicando il logo del Livorno sulla sua maglia. Poi ha parlato in modo più tranquillo con alcuni ragazzi della curva Nord. E, dopo qualche minuto, si è allontanato.
In quel momento è intervenuto Emerson, un altro dei leader del gruppo, anche lui a colloquio con i sostenitori. Quindi tutti a testa bassa negli spogliatoi, per la terza sconfitta nelle ultime cinque sfide.
La lettera di Luci. Ieri la squadra si è ritrovata al centro Coni di Tirrenia. Un allenamento differenziato, in mattinata, tra chi è sceso in campo venerdì sera e chi è rimasto fuori. Due ore per cercare anche e soprattutto di capire i motivi di questo atteggiamento molle in trasferta, tutto il contrario di ciò che serve per raggiungere qualsiasi obiettivo, soprattutto in Serie B. Il confronto di venerdì ha lasciato il segno, tutti hanno capito che possono e devono dare di più. Così Luci, a fine seduta, ha scritto una lettera di scuse per il k.o. di La Spezia, difficile da digerire sia per la rivalità tra le due piazze che per la classifica.
«Da capitano del Livorno, a nome di tutta la squadra, voglio chiedere scusa ai tifosi e agli sportivi amaranto per la brutta prestazione di ieri contro lo Spezia. Stamani ci siamo già ritrovati per gli allenamenti e da lunedì il nostro unico obiettivo sarà quello di riscattarci.
Lavoreremo con il massimo impegno per fare del nostro meglio nelle prossime partite. Perché noi crediamo di potercela fare”.
Squadra fragile. La linea della maggior parte dei tifosi amaranto, che tra l’altro sono rimasti al Picco per oltre un’ora dopo il triplice fischio, è chiara: la squadra c’è, ma non sta sputando il sangue per la maglia. Questione di mentalità? Di carattere? Di voglia? Proprio Luci, a fine gara, era stato duro e diretto: «Se si tratta di un problema mentale, allora tanti di noi non possono giocare in Serie B e far parte di una realtà come Livorno. Comunque adesso dobbiamo pensare solo e soltanto ai playoff». Parole forti, un messaggio per scuotere il gruppo. Che è sicuramente fragile dal punto di vista caratteriale, come già sottolineato da Gelain dieci giorni fa («se in rosa hai 10 Gattuso è un conto, se ne hai 2 o 3 è un altro…»). Ma la rabbia della tifoseria non concede margine di errore. Serve unità per ripartire. E per uscire questo maledetto tunnel.
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