Gioco
Colano a Picco tutti, ma non Gelain
Esce Emerson e lo Spezia dilaga in 15’: ripresa sconcertante, squadra contestata ma Spinelli conferma il tecnico
INVIATO A LA SPEZIA. Tre pugni in faccia, che ti scuotono, ti lasciano il segno. Che forse ti lanciano un messaggio: non illudiamoci di poter conquistare uno dei primi due posti, adesso bisogna pensare a entrare nei playoff. Aldo Spinelli era incavolatissimo ed erano girate subito delle voci che accreditavano l’esonero di Gelain e magari un Gautieri-bis, ma poi nella notte il presidente ha confermato il tecnico ex Primavera, riconoscendo la superiorità dello Spezia. Occorrono scelte oculate, adesso, perché non esiste non essere protagonisti fino in fondo in una serie B modesta come questa. Ripetiamo: il campionato del Livorno non finisce qui, siamo ancora in piena zona playoff ed è il momento di stringersi come un pugno, non di mollare. Di certo il brutto Livorno di ieri (almeno nel secondo tempo) arriva dopo altre due trasferte grigie, prima a Crotone e poi a Trapani, e potremmo anche aggiungere quella di Latina. Che poi ieri non ci sembra di poter imputare alla squadra di non aver combattuto, di non averci messo la gamba. Il problema è che, preso il primo gol al 6' del secondo tempo da Giannetti, la squadra si è squagliata, incassando tre reti in meno di un quarto d'ora.
Le scelte di Gelain. Forse saremo noi di gusti difficili, ma quest'anno tante scelte continuano a lasciarci perplessi. Prima di Gautieri, e ora in parte anche con Gelain. Sembra che le cose semplici non piacciano. Sarà un caso, ma il crollo è nato da un clamoroso errore di Strasser, inserito a sorpresa nella formazione iniziale. Non giocava una partita di campionato dal 13 aprile 2014 eppure è stato preferito a Jelenic che pure aveva già giocato da interno di centrocampo. Strasser nel primo tempo ha tenuto la posizione ma in fase difensiva è stato un birillo, saltato sempre con facilità, mentre in fase propositiva non si è mai visto. Possibile che fosse apparso in allenamento così pronto da togliere il posto a Jelenic?
L'illusione. E pensare che dovevano essere i primi minuti del primo tempo a far paura. In realtà l'approccio del Livorno era stato discreto, qualche problema in avvio c'era stato sulla nostra corsia di destra, dove Situm e Catellani andavano spesso a puntare Moscati, non aiutato abbastanza da Djokovic. I veri problemi piuttosto sono emersi sui calci piazzati, sui quali il Livorno si è fatto trovare poco attento. E proprio da una punizione battuta al limite con cross in area è arrivata la clamorosa palla-gol per lo Spezia, con colpo di testa di Giannetti e miracolo di uno strepitoso Mazzoni che con la mano ha spedito la palla a sbattere sulla traversa e poi in angolo. E in attacco? Moscati le aveva prese e date, spingendo molto. Luci era rimastoo spesso basso, al pari di Strasser, e forse è mancato un po' di supporto a Vantaggiato e Siligardi. La coppia "Si-Va" aveva cercato spesso l'uno-due senza però lasciare il graffio sulla pelle dei centrali spezzini.
Emerson ko e il tonfo. Il problema è che le partite durano 90' e il secondo tempo è stato un pianto. L'infortunio subito in avvio di Emerson (infortunio al tallone) ha forse scombussolato i piani anche se il vero danno grosso come una casa l'ha fatto Strasser con un passaggio assurdo quasi al limite dell'area, un assist per Situm il cui tiro è stato respinto da Mazzoni, che però niente ha potuto sul tiro a botta di sicura di Giannetti. L'onda dello Spezia ha travolto tutto e tutti, non c'è stato neanche il tempo di organizzare una squadra più offensiva perché lo Spezia dopo neanche 120 secondi aveva già firmato il 2-0, con Catellani anche abbastanza fortunato a trovarsi sulla strana traiettoria di un tiro-cross. A frittata cucinata, Gelain ha tolto Strasser inserendo Jelenic ma l'encefalogramma del Livorno era ormai piatto ed è arrivato anche il 3-0, ancora con Situm, stavolta con un tiro da fuori. Il resto è stato un lento e angosciante avvicinamento al fischio finale, coi 500 tifosi arrivati da Livorno che hanno continuato a cantare e incitare la squadra, dimostrando di meritare qualcosa in più.
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