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Il commento / L'addio al treno che conta
Il Livorno esce pesantemente sconfitto dal campo dello Spezia. Ecco cosa succede ora - La cronaca
Un brutto quarto d’ora non è solo una frase fatta: è la sentenza del Picco. Un quarto d’ora, tanto è bastato al maramaldo Spezia per spazzare via ciò che resta del Livorno e delle illusioni del presidente Spinelli, che aveva chiesto dieci vittorie per la serie A forse perché aveva intuito che questa squadra non ne ha più, specie quando deve affrontare squadre piene di talento come quella ligure. Altro che dieci vittorie, questa umiliazione maturata in un battito di ciglia è destinata a rappresentare uno spartiacque nella stagione amaranto: adesso occorre andare per gradi, varcare quota 50 e poi guardarsi intorno, vivere partita per partita e vediamo se acciufferemo i playoff.
Non sembri un giudizio troppo duro, è soltanto la cronaca di una serata al fiele: non è pensabile infatti che una squadra che mira alla serie A possa sciogliersi, liquefarsi soltanto perché perde il proprio leader tecnico: Emerson fino al 50’ aveva tenuto la bvarca in linea di galleggiamento e i compagni lo avevano seguito con un atteggiamento tosto, risoluto, maturo. Ma quando il muscolo del brasiliano è andato in tilt è stato come spegnere il computer: schermo nero, encefalogramma piatto, tre gol subiti (i primi due da polli, eccome) nel giro di pochi minuti, altri pericoli, insomma una punizione severissima. Che ci allontana dalla zona che conta, ma soprattutto apre inquietanti interrogativi sul domani di una squadra immatura per coltivare ambizioni. E non vorremmo essere Gelain, ancora una volta, nella settimana che verrà.
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