Gioco
Tuttocuoio, vince l’umiltà neroverde targata Max Alvini
Il derby fra un club che dal 2008 ha lo stesso mister e il Grosseto del mangia-allenatori Piero Camilli
PONTEDERA. Massimo Silva, Pasquale Padalino e Paolo Stringara. E prima di loro Francesco Statuto, Stefano Cuoghi, Antonello Cuccureddu e Leonardo Acori. E’ la lista dei tecnici che si sono succeduti sulla panchina del Grosseto dalla scorsa stagione a oggi. Una società “mangia-allenatori” agli antipodi del Tuttocuoio, che dal 2008 si affida alla guida di Massimiliano Alvini, giunto a Ponte a Egola con la squadra in Promozione per condurla all’ottimo campionato di Lega Pro che sta disputando il questa stagione.
Filosofie opposte in campo ieri all’ora di pranzo con la conseguenza più logica: 1-0 per chi predilige la costruzione e i piccoli passi a chi, invece, vorrebbe tutto e subito.
E’ chiaro che il paragone tra Grosseto e Ponte a Egola, frazione di San Miniato è improponibile per aspettative e pressione dei rispettivi ambienti. I pisani, infatti, hanno una società che festeggia ogni punto in questo campionato come l’accesso in Champions League, malgrado i suoi proprietari siano padroni di una conceria che lavora direttamente per Vuitton e potrebbero permettersi spese folli.
I maremmani, invece, cercano da anni di tornare ai fasti di un tempo, facendo però passi falsi, frutto della frenesia e della scarsa programmazione. La già citata lista degli allenatori cambiati dal presidente Piero Cammilli è solo una piccolissima parte di quelli che si sono avvicendati sulla panchina biancorossa dal 2000. In 14 anni sono stati 52 gli avvicendamenti alla guida della squadra, quasi quattro a stagione, con punte anche di 6 cambi in un campionato.
Per molti si è trattato di un esonero con ritorno, molti hanno cambiato aria a fine stagione, ma nell’infinito elenco ci sono anche nomi illustri (Allegri, Cuccureddu, Pioli, Sarri, Apolloni, Moriero). Insomma, uno stillicidio di cui Paolo Stringara è l’ultimo di una girandola che quest’anno ha coinvolto anche la squadra. Tra la partita di andata e quella di ritorno contro il Tuttocuoio c’erano sette giocatori diversi in campo, dopo la rivoluzione adottata a gennaio dalla società biancorossa.
Il tutto mentre nel mercato di gennaio i neroverdi hanno acquistato pochissimo, facendo anche un po’ arrabbiare Massimiliano Alvini. Opposti che non si attraggono e che segnano il solco tra chi cerca di non sprecare le poche risorse che ha a disposizione e chi, invece, cerca continui capovolgimenti della situazione nella speranza di dare la scossa a stagioni che terminano spesso senza risultati o quantomeno senza aver tagliato i traguardi sperati. Difficile dire come andranno a finire le due storie in questo campionato. Anche se sarà molto problematico per i Torelli risalire la china di un campionato nato non benissimo e che ha già visto l’avvicendamento di tre tecnici sulla panchina. Impossibile, poi, sapere se i neroverdi riuscirà a evitare i play out, obiettivo dichiarato della società che non cambia allenatore da ben sette campionati. Ma una cosa è sicura: il confronto tra Tuttocuoio e Grosseto è l’ennesima dimostrazione di quanto sbagliato possa essere cercare sempre il rimedio alle crisi cambiando la guida tecnica senza fare mai un bell’esame di coscienza per capire dove si è sbagliato fino a quel momento.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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