Il Tirreno

Livorno

Livorno, l’antologia del non-calcio

di Federico Buti
Livorno, l’antologia del non-calcio

Gara inguardabile contro un modestissimo Crotone: non bastano 70’ per rimediare

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A forza di frequentare moribondi e zombie nei vari lazzeretti della serie B, è finita che per empatia ci siamo sprofondati noi in un bel coma di terzo grado: il Livorno si è sdraiato sul lettino dell’astanteria, ce lo stiamo perdendo e non si vede in giro un dottor House in grado di rianimarci, se non forse con una terapia d’urto a base di pedate nel sedere.

Era già successo a Latina, un po’ meglio (ma solamente per il risultato) a Varese, ieri a Crotone è successo se possibile anche di peggio; erano tre partite contro Cenerentola da 7 punti come minimo, ne abbiamo fatti 3 per misericordia e di questo passo diventa un problema anche parlare di playoff, malgrado la migliore buona volontà di quelle che stanno davanti. Il campionato è un vinci-perdi penoso, ma se il Livorno è quello di ieri, facciamo presto ad arrivare alla quota salvezza e poi andiamocene tutti a pescare crognoli.

Ieri la sconfitta era già chiara dopo un quarto d’ora, quando i bravi ragazzi del Crotone (livello da media Lega Pro) hanno capito che la presunta corazzata amaranto era in realtà una bettolina sgangherata; hanno pigiato un pochino sull’acceleratore e hanno costruito tre occasioni in meno di cinque minuti, trasformando la terza nel gol-partita con un destro al volo di Ciano (sarà mica un pronipote del “Ganascia”?) che è un mancino quasi puro ma ha avuto tutto l’agio di prendere la mira e buttarla dentro in mezzo alla solita difesa pietrificata.

Questo è stato l’approccio, ma i 70 minuti che sono seguiti sono stati anche peggio, una vera antologia del non-calcio: gli imbarazzanti difensori calabresi ci hanno regalato almeno quattro palloni nella loro area, il risultato sono stati due tiri con le babbucce di Biagianti consegnati al portiere e uno sghembo di Siligardi. Stop. Tutto qui quello che il Livorno ha prodotto per cercare di evitare una sconfitta vergognosa quanto ineccepibile. In una giornata, si badi bene, nella quale una vittoria magari brutta e stenta come quella di Varese avrebbe fruttato un terzo posto a un solo punto dal secondo.

Cosa sta succedendo? Dopo Latina avevamo scritto di una squadra con limiti strutturali, che una conduzione folle come quella di Gautieri aveva sicuramente amplificato, ma che comunque sarebbero rimasti evidenti anche con un altro allenatore. Un mese dopo, confermiamo in pieno: anche Gelain ha le sue colpe ma potranno incidere per il 10-15 per cento, non di più. Il limite più macroscopico è quello caratteriale, questa è una squadra senza leader (Emerson e Luci appaiono in pieno declino, purtroppo) che non ha nemmeno una vaga idea di cosa si debba fare nei vari frangenti che una partita propone; una fragilità disarmante che si vede bene negli approcci iniziali, quasi sempre molli e sbagliati. C’è poi una questione di condizione atletica carente: il Livorno è lento, macchinoso, rugginoso, tranne qualche sprazzo di Siligardi non c’è un cristo che salti l’uomo e faccia mis-match, sulle palle vaganti arriviamo quasi sempre secondi e si sente da morire perfino la mancanza dei roncolatori infortunati: il fatto che si debbano rimpiangere Djokovic o Mosquera la dice lunga.

Adesso però sta anche emergendo una chiara questione tecnica: se tutti questi difetti erano palesi fin dall’inizio, per qualche mese il potenziale offensivo era riuscito diverse volte a nasconderli: ma ora dov’è finito l’attacco-mitraglia? Un solo golletto (invenzione personale di Siligardi) nelle ultime tre partite, Vantaggiato che boccheggia, Galabinov che non vede campo, Jefferson oggetto misterioso, Cutolo imprudentemente mandato via a gennaio. Così stando le cose, attualmente non c’è più nulla che possa compensare la mediocrità della difesa e del centrocampo, e anche disquisire di moduli tattici diventa un esercizio retorico.

Dopo la pena di Crotone ci si potrebbe davvero mettere l’anima in pace. Eppure, che in questo stagno di paperi e ranocchi si debba fare proprio noi la parte del brutto anatroccolo, francamente è un po’ troppo. Proviamoci un altro mesetto, per favore. Per decenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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