Il Tirreno

Livorno

DECIDONO SFORTUNA E CABALA

di GIORGIO BILLERI

GIORGIO BILLERI. Stadio pieno, il centenario, le maglie d’epoca, perfino un solicchio fuori ordinanza per i meteorologi. C’era tutto per mettersi a tavola e farsi una bella bistecca di lupo. Invece è...

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GIORGIO BILLERI. Stadio pieno, il centenario, le maglie d’epoca, perfino un solicchio fuori ordinanza per i meteorologi. C’era tutto per mettersi a tavola e farsi una bella bistecca di lupo. Invece è stato chef Rastelli e cucinarci a fuoco lento, con il suo 3-5-2 a specchio che ci ha consentito di fare il Livorno per venti, venticinque minuti in tutto. Si dirà: ma l’Avellino ha vinto con un tiro e mezzo in porta mentre gli amaranto comunque hanno costruito qualche palla gol in più: è vero anche questo. Ma come già avvenne contro lo Spezia, l’avversario che si dispone a cinque a centrocampo, che arriva sempre primo sulle palle vaganti, che impedisce i rifornimenti a Siligardi e Vantaggiato piano piano prende campo e ti toglie l’aria. Gelain ha colpe? Forse una: la scelta di Belingheri, l’asso che doveva sparigliare il tavolo e che ha inciso poco, pochissimo sulla partita. Quando è entrato Galabinov il Livorno, pur non facendo cose dell’altro mondo, ha aumentato il suo peso offensivo e sia pure in manierfa scomposta, martellando e sbuffando, si è portata in massa nell’area di Gomis. Ma la frittata era fatta. Peccato perchè almeno un punto il Livorno lo meritava, tenendo presente che l’Avellino è squadra tosta e ben allenata e terza in classifica non per caso. Un applauso alla gente, alla curva, all’entusiasmo e ripartiamo. Mancano 15 partite, tempo per rifarci il palato ce n’è.

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