Gioco
Quel mio amico del Pirata
Il pittore Giò Di Batte ricorda Pantani a 11 anni dalla morte
LIVORNO. Undici anni fa, in una camera di albergo di Rimini, veniva trovato morto Marco Pantani, forse lo scalatore puro più forte mai esistito, sicuramente quello più spettacolare dell'era moderna. In attesa che la giustizia faccia piena luce sulla sua scomparsa (nell'agosto scorso la Procura della Repubblica di Rimini ha riaperto le indagini con l'ipotesi di omicidio volontario) l'onda lunga delle gesta del Pirata è arrivata ovunque e l'artista livornese Giò Di Batte, conosciuto in Italia e nel mondo come il pittore del ciclismo, non si è mai dimenticato di Marco con il quale aveva stretto una bella amicizia.
Di Batte, nella sua vena artistica, aveva anche immortalato su una tela le imprese del Pirata, un Pantani scattante vestito un po' di rosa e un po' di giallo, dopo i trionfi al Giro d'Italia e al Tour de France. Sullo sfondo un galeone in mare aperto, quasi che il Pirata Pantani avesse preso slancio proprio da quello per andare a cogliere i suoi grandi successi.
«Riproporre quel quadro all'attenzione degli appassionati - ha detto Giò Di Batte che da giovane è stato un buon corridore - mi sembra il miglior modo di ricordare Marco, davvero un grande campione e un personaggio unico al quale ero legato anche dal punto di vista umano. Su di lui si sono dette e scritte tante cose ma le sue imprese hanno entusiasmato milioni di appassionati. A me piace ricordarlo quando buttava via il cappellino e attaccava domando le salite più dure. Sul resto sarà la storia a dire la verità».
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