Gioco
Io, professore per un giorno di storia amaranto
Fabrizio Pucci ha accompagnato un grippo di ragazzini delle medie nel secolo di avventura del club
LIVORNO. Senso di appartenenza, amore per la maglia. La storia della squadra di calcio che è la storia della nostra città e delle nostre radici. Ho vissuto un lunedì mattina all'insegna delle emozioni in equilibrio sul filo rosso, anzi amaranto della storia. E' accaduto che gli organizzatori delle celebrazioni del Centenario abbiano pensato a me per fare una 'lezione' di storia del Livorno agli alunni delle terze medie del comprensivo Bartolena-San Simone e a una terza superiore del Niccolini Palli. Hanno presenziato i giocatori di oggi: Strasser, Galabinov, Empereur, Bastianoni, Luci ed Emerson. A porgere il saluto del mondo della scuola ha pensato il Provveditore agli Studi, il professor Sebastiani, ex calciatore di buon livello nello Spezia, nella Sarzanese e nel Genoa: “Anche questa è scuola – ha detto – perché il calcio è portatore di valori sani che meritano di essere insegnati ai nostri ragazzi”. Poi la lezione di storia. Con la soglia di attenzione molto alta da parte di questi studenti a cui ho avuto il privilegio di raccontare le gesta dei grandi livornesi. Mario Magnozzi, in primis, e quello scudetto sfiorato nel 1920. E poi su su fino al mitico Livorno del 1942/43 per passare per Mido Bimbi e il trio delle meraviglie Picchi-Lessi-Balleri. Ho letto lo stupore negli occhi di questi ragazzi che si affacciano alla vita. Stupore che è diventato commozione quando ho illustrato la figura di Armando Picchi da cui la morte ci ha diviso solo fisicamente. E poi le mille vicissitudine della navicella amaranto. Una vita romanzesca, quasi incredibile. Fatta di campionati persi d'un soffio, di gioie incontenibili. Di amore – tanto – e purtroppo anche di morte. E il pensiero commosso è andato a Rosario Aquino, a Miguel Vitulano e a Piermario Morosini. Quello amaranto è il racconto delle vicende umane di Osvaldo Jaconi, di Cristiano Lucarelli e Igor Protti. Uomini esemplari destinati a restare nell'immaginario collettive e nel cuore di questi ragazzi che forse per la prima volta hanno portato dentro il loro percorso scolastico quello che viene considerato un semplice divertimento. Che cosa resta di una mattina come quella di ieri ? La sensazione di aver reso un servizio alla mia città, a questi ragazzi e un doveroso e sentito omaggio a chi ha lottato per questa maglia. E' un'esperienza da ripetere. Spero che da ieri il Livorno abbia qualche appassionato in più.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
