Sicurezza
100 ANNI
LIVOR NO. Cento targhe per cento personaggi che hanno scritto la storia dell’Unione Sportiva Livorno prima, e dell’Associazione Sportiva Livorno Calcio poi fino ai giorni nostri. Sotto la cupola del...
LIVOR NO. Cento targhe per cento personaggi che hanno scritto la storia dell’Unione Sportiva Livorno prima, e dell’Associazione Sportiva Livorno Calcio poi fino ai giorni nostri. Sotto la cupola del Modigliani Forum quasi 3000 cuori amaranto nel terzo giorno della festa organizzata nei minimi dettagli da Fabio Discalzi e Alessandro Favilli. Dagli anziani a bambini di 6-7 anni che, pur non avendo visto giocare Igor Protti, lo hanno rincorso per un autografo: Protti, Lucarelli, i giocatori di ieri e un allenatore, Osvaldo Jaconi, per il quale tutti si sono alzati in piedi. Per il Vodz, per il regista che in quel meraviglioso e stupendo pomeriggio riuscì a riportare il Livorno in Serie B dopo 30 anni: «Ho allenato in ogni angolo dell’Italia, da nord a sud, ma il calore dei livornesi è merce rara, unica – commenta visibilmente commosso l’ex allenatore labronico – la trasferta di Treviso rimarrà per sempre tatuata nella mia anima, senza dimenticare ogni singolo attimo di quest’avventura».
Ma la standing ovation riservata a Jaconi non è stata l’unica, scrosci di applausi sono piovuti all’indirizzo di Igor Protti e Cristiano Lucarelli: «Raccolgo l’assist del mister (Jaconi) – racconta Re Igor – e non dimenticherò mai il gol e la corsa verso i tifosi a Treviso. E’ davvero un motivo d’orgoglio essere qui oggi, rivedere tanti dei miei ex compagni e festeggiare i 100 anni di vita del Livorno. Sabato sera ho partecipato alla serata della Curva – prosegue il 99 – l’amaranto è parte di me, della mia famiglia. Ricordo da ragazzo (e tifoso) periodi tutt’altri che positivi, ma gli ultimi 15 anni sotto la gestione del presidente Aldo Spinelli sono stati eccezionali. I confronti tra me e lui? Tutti per il bene del Livorno».
Medesima accoglienza per Alino Diamanti, che puntuale alle 18.30 è salito sul palco dopo aver lanciato nello stipetto maglia e pantaloncini a Firenze: «A Livorno sono nate le mie due figlie e io diventato un uomo e un calciatore. E infatti ogni volta che torno e respiro l’aria di questa città provo emozioni uniche». «Papà sarebbe stato davvero emozionato, grazie Livorno», le parole di Caterina Vitulano, la figlia di Miguel accompagnata dai nipoti. Intenso anche l’abbraccio dedicato a Mauro Lessi, recordman di presenze in amaranto a quota 369: «Descrivere tali sensazioni che sto vivendo è impossibile». Il primo ad essere premiato è stato invece Maurizio Manetti, capitano del Livorno versione 1987 che alzò al cielo la Coppa Italia di Serie C: «Indossare la maglia della mia città fu già di per sé il coronamento di un sogno, ma quel giorno regalammo alla nostra gente un trofeo e l’apoteosi». Poi a ruota libera il capitano Moschetti, la figlia di Mario Stua, i parenti di Del Bianco e Zidarich e il leggendario Mido Bimbi: «Il giocatore più forte con il quale ho giocato è senza dubbio Raccis, mentre la partita che rimembro con maggior enfasi è la finale di due anni fa con l’Empoli culminata con la promozione in Serie A». Ovazione per Claudino Grauso, il primo tra gli ex “contemporanei”: «Non ero un mediano dal talento cristallino, ma ho sputato sangue per questa maglia». Ecco il turno di Zottoli, Martelli, Nucci e Stefano Fanucci, uno dei tantissimi che, appese le scarpette al chiodo, si è trasferito a Livorno: «Seguo la squadra ogni weekend, eppure per me il pomeriggio di Treviso resta la pagina più bella della mia carriera». Tormen, Cappelletti, De Cristofaro (due gol al Pisa), Brilli, Alessandro Lucarelli, Galante e Enio Bonaldi, lo “squalo”, che realizzò l’1-0 nella finale di Reggio Emilia nel 1997: «Quel giorno fu speciale, onorato di aver fatto parte di questa famiglia». Infine Cascavilla, Nastasio, Bruschini, Morabito, Di Bin, Ramacciotti, Nincheri, Matteo Melara, Ivan, Loviso, Filippini, Matteini, Tancredi, Lazzerini, Carli, Corrado Colombo e tanti altri protagonisti di questo secolo.
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