Gioco
L’inchino ai tifosi Nicola non dimentica
La giornata di Davide: sconfitto ma lo stadio è tutto per lui
LIVORNO. Temperatura polare all’Ardenza, ma dentro il sangue caldo come la lava di un vulcano. Davide Nicola ha giocato una doppia partita. Quella da allenatore del Bari e l'altra, più difficile, per tenere sotto il livello di guardia le infinite sensazioni di una giornata particolare. Appena arrivato allo stadio l'allenatore più amato dai livornesi è stato subito catturato dalle tv nazionali: «Era emozionato», confida uno steward. Poi l'arrivo sul terreno di gioco per saggiare quel campo che conosce in ogni suo centrimetro quadrato.
Alle 14:39 rompe il ghiaccio La Onlus 'Autismo' Livorno gli consegna una targa per l'impegno e la partecipazione alle iniziative dell'associazione che ha intitolato al piccolo Alessandro la palestra della sua sede.
Davide: la partita. Poi l'ingresso in campo per la gara. Un abbraccio con Gelain, grande amico e fidato vice, mentre la curva nord incita il Livorno. Le parti quasi si ignorano. Forse per evitare che affetto e stima prendano il sopravvento. E invece da quel momento si è avversari. Fieri, ma avversari. Davide indossa il cappotto della società pugliese. Fa un certo effetto vedergli attorno al collo la sciarpa del Bari.
Gli donava molto di più quella amaranto. Allarga le braccia sconsolato quando il suo ex capitano porta in vantaggio il Livorno. Prova a scuotere la sua squadra. Invano. Un solo sussulto quando c'è quella mezza rimonta che fa tremare lo stadio e non solo di freddo.
Amici come prima. Al triplice fischio la Curva Nord lo acclama e gli tributa il coro coniato per lui tre anni fa. Lui applaude. Dentro vorrebbe andare dai tifosi amaranto, ma per rispetto di quelli pugliesi si ferma a metà campo e fa un inchino. Significativo. Un gesto spontaneo, che nasce dal cuore, in cui c'è tutto. Amicizia, riconoscenza, ricordi struggenti che dal calcio, come fiume nel mare, sono sfociati nella vita di tutti i giorni. Poi è il momento della conferenza stampa di fine partita, bisogna tornare alla realtà che per l’uomo venuto dal Piemonte, oggi, non è particolarmente piacevole.
Sul filo dei ricordi. Nicola abbraccia e bacia tutti giornalisti. C'è emozione. Commozione. Le prima domande sono sulla partita. Di nuovo, forse, per pudore. Quella sul racconto della giornata livornese, però è inevitabile: «Prima di venire allo stadio - dice - ho azzerato il cervello. Mi sono preparato psicologicamente ad entrare nello stadio e rimanere concentrato sulla partita. Era l'unico modo che avevo per mantenere la lucidità richiesta per seguire bene la mia squadra. E del pre-gara mi ricordo davvero poco. Dopo il triplice fischio, invece il flusso di emozioni è ripartito».
Davide parla veloce come sempre e confida: «In settimana, durante i momenti di riposo ho ripercorso tutto quello che è accaduto a Livorno. E qui mi fermo». E' commosso l'uomo-Nicola. E per un attimo in sala stampa c'è un silenzio irreale.
L'analisi. Per fortuna a sollevare tutti dagli imbarazzi c'è il commento sulla partita: «Eravamo arrivati a Livorno scesi per dare continuità alla nostra miniserie positiva, ma i primi due gol hanno destabilizzato le nostre convinzioni». Non lo dirà mai, ma si capisce che il modo in cui sono arrivate quelle due reti è imperdonabile: «Il Livorno è stato abile ma noi abbiamo concesso con troppa facilità quella situazione. Dopo abbiamo cercato di imporre il gioco.
Abbiamo provato con il baricentro alto e la difesa a quattro, ma è arrivata la conferma che questa squadra non può giocare con i quattro dietro. Peccato perché sul 3-0 la partita sembrava finita e sul 3-2 abbiamo pure pensato di raddrizzarla, ma poi siamo di nuovo mancato sul piano della continuità.
Ci siamo disuniti e il Livorno ha segnato altri due gol e poteva farne un altro». Nicola legge bene quanto visto sul campo: «La vittoria del Livorno è meritata. Nell'espressione del gioco il 5-2 forse è generoso come lo fu il nostro 4-0 con il Frosinone». Onesto, comìè sempre stato il nostro Davide.
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