Il Tirreno

Livorno

Il nostro rock contro Nicola di Bari

di Federico Buti
Il nostro rock contro Nicola di Bari

Un Livorno travolgente batte l’amato ex: il 3-5-2 è uno spettacolo, solite paure nel finale

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La partita del cuore finisce addirittura in tempesta perfetta: il Livorno riscatta con gli interessi la figuretta di Latina e comincia in goleada i festeggiamenti del centenario. Ospite d’onore l’amato ex allenatore dell’ultima promozione Davide Nicola, che forse ieri avrebbe preferito andare da qualche altra parte: del sontuoso catering allestito all’Ardenza gli sono toccati solo un paio di tramezzini di seconda scelta e un affettuoso applauso finale; bene per lo spirito ma meno per la pancia, e meno ancora per la classifica del suo Bari. Anche se certi ricordi e legami vanno molto al di là del singolo e contingente fatto sportivo e anche questo ieri si è visto chiaramente: perciò in bocca al lupo, Davide, sempre e comunque, da amico o da avversario che sia.

La vittoria del Livorno è stata chiara, importante e meritata, fino a 10 minuti dalla fine era stata non la tempesta ma la partita perfetta: gli amaranto sono stati fortunati all’inizio ma poi hanno a lungo dominato, rischiando poco e costruendo molto. All’origine della metamorfosi positiva c’è la riscoperta del modulo-totem che dai lontani tempi di Osvaldo Jaconi ha segnato molte fortune da queste parti: un semplice ed efficace 3-5-2 ben disegnato da Gelain che ha rimesso i giocatori giusti al posto giusto dando un opportuno pedatone alle incomprensibili stravaganze di Latina.

Tutto qui? No, non è tutto qui. Per un’ora si è rivisto un Luci in versione capitan Pagnotta, che non solo ha azzeccato la stincata geniale dell’1-0 ma ha tamponato e rilanciato da manuale, confermandosi giocatore imprescindibile. Oltre a lui, un ottimo e disciplinato Maicon; e ancora una gran bella partita di Vantaggiato che ha fatto quasi tutto quello che deve fare un centravanti, dai gol al pressing umile sui portatori di palla. Ma buona anche la fase difensiva, con De Luca e Defendi ridotti a lumini nel buio ed Ebagua che per 80 minuti non ha mai potuto prendere la posizione di pivot che predilige e nella quale può diventare pericoloso.

Ma siccome era una partita speciale non poteva finire con un 3-0 freddo e tranquillamente amministrato. Il Livorno è una squadra umbratile, quasi psicosomatica, e così è riuscito a complicarsi anche questa, resuscitando il Bari con due gol regalati (il primo preso in contropiede, roba da matti) in meno di un minuto. Sul 3-2 con parecchio tempo ancora da giocare e le facce diventate improvvisamente smunte c’era da tremare, ma qui è letteralmente deflagrato il talento più bizzoso del Livorno, Luca Siligardi: già aveva giocato una partita molto più continua del solito, ma nel momento decisivo si è preso tutta la ribalta inventandosi un quarto d’ora degno di Robben, con un gol strepitoso che ha fatto venire giù lo stadio.

Siligardi è veramente il simbolo di questa squadra e delle sue contraddizioni, è perfino inutile ripeterlo: istinto da categoria superiore, ma il problema (vitale) è convincerlo a mettersi al servizio della comunità, e su questo si sono sbattezzati parecchi allenatori. C’è riuscito in buona parte proprio Nicola due anni fa, ma forse ci potrebbe riuscire anche Gelain, perché il modo in cui lo ha fatto giocare ieri è quello giusto, il “Sili” deve essere libero di fare più o meno cosa gli pare negli ultimi trenta metri, senza costringerlo a inutili ripiegamenti tattici che da una parte non lo trasformeranno mai in un tornante e dall’altra gli toglieranno smalto ed energie quando prende palla nella sua zona più congeniale.

Quello che resta dopo la tempesta perfetta è che il Livorno ha subito ripreso la marcia (e guai se non succedeva, davanti hanno vinto tutte), ha eliminato un concorrente lezioso e molto scarso in difesa ma comunque sempre pericoloso, e ha rifatto un pieno di autostima: onestamente alla vigilia era difficile immaginare un bilancio così positivo. Adesso bisogna assolutamente insistere, per quanto difficile possa apparire andare a prendere le due davanti. La riprova sarà a Varese, dove cadrà il glorioso centenario: che ne direste se stavolta provassimo ad onorarlo con un 1-0 prezioso e striminzito? Le goleade vanno benissimo, ma i campionati si vincono soprattutto così.

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