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IL COMMENTO - Livorno-Bari, la paura e lo champagne

Giorgio Billeri
IL COMMENTO - Livorno-Bari, la paura e lo champagne

Se non si complica la vita, non è Livorno. Altro che pazza Inter...  - LA CRONACA DEL MATCH

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Se non si complica la vita, non è Livorno. Altro che pazza Inter: qui in panchina ci vorrebbe Freud. Sul 3-0 si poteva accendere la pipa e sdraiarsi davanti al caminetto con la coperta sulle gambe, ma l’istinto del killer non fa parte del Dna di questa squadra, bellissima per 80 minuti, in apnea nel finale. E’ andata bene, ma attenti: queste partite vanno messe in ghiacciaia prima che gli psicodrammi si compiano. E basta trasformare mestieranti come Caputo in Ibrahimovic. Per fortuna che abbiamo un orefice di nome Siligardi: il suo gol, l’avesse fatto Tevez, sai i replay, e Vantaggiato ci ha messo il punto esclamativo.

Il tempo di celebrare un uomo con la U maiuscola, Davide Nicola. Il tempo di rivederlo nel pomeriggio assolato e ventoso dell’Ardenza. Poi, solo Livorno: dieci minuti di fuoco, come se gli amaranto volessero dimostrare subito al loro ex mentore di essere superiori al Bari grandi firme. Quanti segnali celesti, sul prato dell’Ardenza: quell’angolo di Siligardi baciato dal vento e pilotato sulla coscia di Luci, già proprio lui, il capitano che con mister Davide aveva un rapporto simbiotico: colpo di coscia-stinco-ginocchio da quindici metri e palla che plana nel sette. Segnali celesti, come Bernardini al posto sbagliato nel momento giusto, che da consumata ala destra si gira e imbecca il torero Vantaggiato, che infila la seconda banderilla nel corpo del vecchio idolo della panchina. Dieci minuti e la partita sembra già in ghiaccio.

Perché il Livorno non è nemmeno parente di quello sciagurato di Latina, Gelain stavolta le azzecca tutte, opponendo un centrocampo di lotta e di governo ai palleggiatori pugliesi, con Luci versione extralusso e Biagianti (per Djokovic subito acciaccato) che martellano ai lati del classicheggiante Appelt Pires, uno che ci piace sempre di più. Maicon è la carta che spariglia il tavolo, affonda che è un piacere e forse Nicola non se l’aspettava questo scherzetto del suo vice. Insomma, Livorno solido anche dietro, con la linea a tre molto protetta che rischia qualcosina solo quando si accende la zanzara atomica De Luca, ma che poi mette la museruola con facilità al colosso d’argilla Ebagua. Poi ci sono loro, Vantaggiato e Siligardi, la coppia raccomandata dal presidente Spinelli, due che si trovano ad occhi chiusi, che si completano. Bel Livorno, avrà pensato anche Nicola; un Livorno sempre più terzo in classifica, unica alternativa allo strapotere emiliano di Carpi e Bologna. L’ultimo segnale celeste è il 3-0 di Maicon di testa: già, proprio l’asso che il giocatore di poker Gelain aveva tenuto coperto fino all’ultimo. E’ festa a base di champagne prima della grande paura finale. Ma questo è il Livorno, prendere o lasciare: doccia calda, doccia fredda, doccia calda. Da impazzire.

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