Gioco
Gelain: dal mio amico voglio i tre punti...
«Davide ci conosce, ma anch’io ho pronto qualche trucco»
Stretta di mano, abbraccio fraterno e pacca sulla spalla. Poi Ezio Gelain si dirigerà verso l’area tecnica amaranto, mentre Davide Nicola seguirà la via che porta alla panchina del Bari. Storie di calcio, la storia di questo Livorno-Bari. Storie di personaggi che pochi mesi fa lavorano fianco a fianco per il bene del Livorno - con tanto di promozione in Serie A nel 2013 - e che oggi, invece, si ritroveranno da avversari animando una sfida nella sfida per accaparrarsi l’intera (e pesantissima) posta in palio: «Si tratterà senza dubbio di un momento particolare – precisa Gelain – tra me e Davide esiste un fortissimo legame umano che va al di là dell’aspetto tecnico e professionale e sarà così per tutta la vita».
Nicola conosce il Livorno come le sue tasche…
«Punto che depone a suo favore, ma se ha in mente 3 o 4 varianti tattiche anche noi abbiamo preparato la gara in più direzioni; in due anni di collaborazione a stretto contatto ci saremmo pur trasmessi qualcosa (sorride). Molto dipenderà dal loro atteggiamento, anche perché rispetto il Bari adesso a Bellomo in più».
E sul possibile arrivo di Cassano al Bari che idea s’è fatto? «Davide è un maestro sotto l’aspetto psicologico, ama “sfidare” i giocatori e dunque potrebbe anche nascere un bel rapporto; calcisticamente parlando, invece, Cassano non si discute e per come la vedo io arriverebbe a Bari carico di entusiasmo».
Mentre il Livorno continua a peccare in termini di continuità di risultati…
«Il campo dice sempre la verità, e sabato scorso i nostri demeriti hanno amplificato i meriti del Latina. Purtroppo, però, il cambio di allenatore e il metodo di lavoro ha prodotto risposte diverse da giocatore a giocatore. Esempio, chi di base non è un corridore sta trovando un pizzico in più di difficoltà».
Crede che il ko in Ciociaria possa avere un contraccolpo psicologico?
«Il presidente è venuto a darci la scossa, ma siamo noi i primi ad essere arrabbiati e vogliosi di riscattarci».
In settimana si è parlato molto anche dell’inversione di fascia tra Lambrughi e Moscati…
«Un po’ di esperienza penso di averla maturata negli anni, mi spiego meglio: Moscati era in difficoltà su Bidaoui che rientrava verso il centro, e allora gli ho messo in marcatura Lambrughi che è mancino. Tatticamente non è andata male, salvo poi che Marco a sinistra non si è trovato a suo agio».
Tra i nuovi arrivi, chi è già in grado di giocare?
«Peccato per la partenza di Cutolo (non preventivata), ma Rivas è un’alternativa valida e già in buona condizione. Viceversa Strasser ed Empereur devono crescere e mettere minuti nelle gambe».
Vede anche lei Emerson un pò nervoso?
«Quando si perde una partita la perdiamo tutti insieme. E Ramos, fermo restando che il fallo non era assolutamente da espulsione, magari era agitato per l’autogol. Vero però che è uno di quelli che deve trascinare gli altri e trasmettere serenità».
E la posizione di Galabinov, qual è? Il presidente non gliel’ha certo mandata a dire…
«Bisognerebbe conoscere il tema dal principio, ma ripeto non è colpa di Galabinov e basta».
Quanto incide nelle scelte di formazione, eppure nella testa dei giocatori, sapere di avere 9 diffidati?
«Questo sì che un problema. Con Gonnelli reduce da una buona prestazione col Brescia, Ceccherini a Latina è rimasto fuori pensando al Bari. Nove è un numero enorme…».
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