Il Tirreno

Livorno

Galoppini-Banditella, fine di un amore

di Riccardo Ferretti
Galoppini-Banditella, fine di un amore

Lo storico maestro, «creatore» di Lorenzi, dopo 13 anni passa allo Junior. «I progetti non coincidevano più, ci sta...»

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LIVORNO. Sono passati sette mesi dalla decisione di Claudio Galoppini di lasciare Banditella. Abbastanza per sentir raccontare da lui le emozioni che ha vissuto e le soddisfazioni che ha raccolto in tanti anni di militanza come maestro del prestigioso circolo di Antignano, i motivi dell'addio che lo hanno portato allo Junior.

Claudio, tredici anni non si scordano facilmente. I tuoi ricordi migliori a cosa sono legati?

«Quando arrivai grazie al volere dell'allora presidente Roberto Diddi mi fu chiesto di sviluppare l'attività agonistica del club, credo di esserci riuscito se pensiamo che abbiamo chiuso l'anno per diverso tempo nei primi tre posti in Toscana a livello giovanile. Non potrò mai dimenticare le promozioni prima in serie B e poi in A2 con ragazzi cresciuti tennisticamente sotto la mia guida. Paolo Lorenzi da numero 230 del mondo decise a fine 2008 di affidarsi alle tue cure e in poco piu' di un anno riusci' a entrare stabilmente nei top 100...

« All'inizio non conoscevo le sue potenzialità, sapevo che era un ragazzo serio e avevo quindi piacere che facesse parte del progetto tecnico affinchè potesse diventare un punto di riferimento per i ragazzi del circolo. E cosi' è stato. Grazie alle sue prestazioni, Banditella ha avuto maggiore risalto sia sui giornali che sulle televisioni nazionali».

Agli Australian Open una bella vittoria col 23 del mondo Dolgopolov, poi la sconfitta con Pospisil. Piu' grande la soddisfazione per il buon torneo giocato o il rammarico per l'occasione persa contro il canadese(Lorenzi avanti 76 3-1 e servizio)?

«Alla pari. La mia speranza e' che, dopo due partite non buone disputate nei tornei precedenti(Doha e Auckland), Paolo si sia reso conto delle sue grandi potenzialità, anche perchè nonostante abbia compiuto 33 anni sta continuando a crescere dal punto di vista tennistico. Battere il suo best ranking (numero 49 nel 2013) deve essere un suo obiettivo assolutamente.

Cosa non ha funzionato alla Cooperativa?

«Gli obiettivi erano cambiati rispetto a quelli del periodo in cui sono stato chiamato»

Rifaresti tutte le scelte, hai qualcosa da rimproverarti? «Anche io avro' commesso alcuni errori, nella scelta che ho fatto penso di essere stato coerente con il mio modo di essere un professionista del tennis».

Il tuo presente si chiama Junior club. Sei soddisfatto di quanto fatto fino ad ora?

«Si, molto soddisfatto, sia a livello numerico dei bambini della Sat che a livello qualitativo dei ragazzi dell' agonistica. A livello regionale credo non ci siano scuole che possano vantare i giocatori che abbiamo noi. Avere la possibilità di lavorare in maniera completamente autonoma e' un valore aggiunto. Il rapporto che si è creato con Fausto Criscuolo è di massima collaborazione e stima reciproca. Questa estate oltre a continuare con gli allenamenti dei ragazzi della scuola, saremo pronti ad allenare qualsiasi giocatore che vorrà appoggiarsi alla nostra struttura.

Le difficoltà anche lì non mancano.

«Abbiamo avuto uno stop nella costruzione della struttura coperta sul campo adiacente Via dei Pensieri, anche se questo intoppo non ha fatto diminuire gli spazi a nostra disposizione. Auguriamoci che presto tutto si risolva per il bene nostro e dei soci del circolo».

Dei ragazzi che alleni da chi ti aspetti il definitivo salto di qualita'?

«avide Galoppini, Federico Maccari, Gregorio Lulli, Tommaso Schold, Jelena Simic, Mirea Signorini, Marco Furlanetto e Francesco Maestrelli sono solo alcuni nomi dei ragazzi in grande ascesa a livello nazionale. Tra i giovanissimi mi aspetto molto da Martino Crocetti, Lisa Morfini e Azzurra Papa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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