Il Tirreno

Livorno

Il solito errore beffa un bel Tuttocuoio all’ultimo respiro

di Andreas Quirici

In vantaggio per 3-2, i padroni di casa pagano l’ennesima ingenuità che regala il rigore del pareggio agli ospiti

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PONTEDERA. «Se si punta su una squadra giovane bisogna accettarne anche gli inevitabili errori d’ingenuità. E questo è un concetto che deve essere chiaro a tutti». Il messaggio di Massimiliano Alvini viene recepito dalla stampa dopo il rocambolesco pari per 3-3 del Tuttocuoio contro la Pro Piacenza, ma è destinato all’ambiente neroverde e soprattutto alla dirigenza che lascia lo stadio Ettore Mannucci di Pontedera poco dopo i sei minuti di recupero in cui gli emiliani si procurano e segnano il rigore del pari a tempo ormai scaduto. Come dire, se si comprano solo giovani da formare, poi non ci si può lamentare se in due partite si commettono altrettanti errori gravi e che costano caro. Peccati di gioventù. Già, perché ieri è stato Mancini (nato nel 1994) l’autore dell’entrata su Carboni da cui è scaturito il tiro dal dischetto di Alessandro dopo una gara splendida della squadra di Alvini, con un calo evidente solo nel quarto d’ora iniziale della ripresa. Sabato scorso ad Ascoli era stato Pacini (classe 1992) a stendere un avversario nel recupero del primo tempo, rovinando una prima frazione perfetta in casa di una delle pretendenti alla promozione in Serie B e dando il là alla diluvio bianconero. Errori di gioventù, si diceva che stanno quanto meno minando il morale di una squadra che, invece, avrebbe molte ragioni per essere felice. Così come ad Ascoli, infatti, i pontaegolesi mettono alle corde una Pro Piacenza che, prima dell’incontro all’ora del brunch di ieri, negli ultimi turni di campionato avevano conquistato 15 punti sui 21 disponibili. Un avvio fulmineo con pressing altissimo, recupero palla molto rapido e innesco di chiunque possa portare pericoli dalle parti del portiere avversario. Il tutto cucito, rifinito e impreziosito da un Colombo immenso, attorniato da giovanotti baldanzosi che non vedono l’ora di spiccare il volo verso il grande calcio, come farà Francesco Colombini a giugno, quando firmerà il contratto con l’Empoli dei miracoli.

La carica del caffè. Uno di questi golden boy è Konate che sblocca il risultato con un piattone al volo, su cross di Mulas dalla destra, col pallone che dal limite dell’area va a infilarsi sotto l’incrocio al 2’. Si gioca alle 11: per la Pro Piacenza è come se la sveglia suoni troppo presto, costringendola a vagare per il campo alla ricerca di un caffè per svegliarsi, senza però trovare la moka nascosta chissà dove. I padroni di casa, invece, sembrano alzati da tempo e sono lucidi al punto da mantenere un ritmo forsennato, costruendo palle-gol a ripetizione. Ma ottenendo “solo” un raddoppio sacrosanto con Deiola che rimpiatta agli avversari anche la marmellata da cui ricavare l’energia necessaria per affrontare la dura mattinata di lavoro. Balde manca di pochissimo il tris, dando ossigeno agli avversari che si cambiano d’abito, passando dal 4-3-3 al 4-4-2, e finendo la prima frazione di gioco con un colpo di testa (fuori) di Castellana che è l’avvisaglia di una ripresa diversa.

L’amaro epilogo. «Non credo che la reazione sia stata dovuta al modulo, quanto all’atteggiamento. Nell’intervallo ho urlato molto», spiega Arnaldo Franzoni, tecnico della Pro Piacenza in sala stampa, prima di abbracciarsi con Alvini per i saluti finali. Del resto, la formazione emiliana ha cambiato molto in questa finestra di mercato e l’aria entrata è davvero fresca. La reazione è da grande squadra: in venti minuti un gol annullato e uno buono L’inerzia cambia spesso padrone, perché il Tuttocuoio reagisce ma prende un colpo da ko quando Matteassi pesca il jolly da 45 metri sorprendendo Morandi. Un diretto al mento che avrebbe steso un cavallo, ma la rete di Colombini riporta avanti i ragazzi di Alvini. Ormai sembra fatta, visto che mancano dieci minuti, ma prima del gong ecco l’errore di Mancini per la beffa finale.

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